Chi è Joe DaGrosa, l’americano che vuole costruire la Roma sul modello del City

L’ex Bordeaux può entrare in società insieme a Pallotta dopo il rifiuto a Friedkin. L’obiettivo è costruire un network di club come quello di Manchester. Ama l’Italia ed è esperto di risanamento di aziende in difficoltà

“Dobbiamo attaccare quando il resto del mondo gioca in difesa”. Se la filosofia di Joe DaGrosa si potesse riassumere in poche parole, sarebbero sicuramente queste. Il milionario americano è l’uomo nuovo per la Roma, dopo che Pallotta ha rifiutato le ultime offerte recapitategli da Friedkin.

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A quasi duemila chilometri da Houston, direzione oceano Atlantico, c’è Miami. Che non è solo una delle residenze del presidente della Roma ma anche quella di DaGrosa, che con la Roma è entrato in contatto grazie a Goldman Sachs ed alcuni mediatori. La Florida però è solo uno dei tanti punti di contatto tra lui e il numero uno di Boston. Entrambi per esempio gestiscono un fondo di private equity: la Raptor Group e il General American Capital Partners. Gli interessi comuni possono diventare il terreno su cui far crescere una nuova partnership tra i due intorno alla Roma.

Chi è Joe DaGrosa, il nuovo possibile socio di Pallotta alla Roma

Joseph DaGrosa è nato a New York ed è un imprenditore americano. È co-fondatore di MapleWood Partners, 1848 Capital Partners e General American Capital Partners, tre aziende che si occupano di investimenti. È anche presidente di altre società come Miami Beach Kings, vice-presidente e Co-Chief Investment Officer di Jet Support Services e membro del consiglio di amministrazione di MultiRace LLC, Brazil Tower Company e Big Apple Entertainment Partners LLC. Ha fatto parte dei consigli di amministrazione di Eastern Air Lines Group e SMobile Systems. La società più grande è la General American Capital Partners, nella quale è nata una sezione Sport e con cui è diventato presidente del Bordeaux (insieme alla King Street) per poco più di un anno, dal luglio 2018 a dicembre 2019. Pochi mesi in cui ha capito di non poter espandere le sue mire in Ligue 1, ma abbastanza per fare uno “sgambetto” alla Roma. Era il marzo 2019 e i giallorossi cercavano un allenatore per il dopo-Di Francesco. Arrivò Ranieri, ma era stato vicino anche Paulo Sousa, che invece si accordò proprio con il Bordeaux, con grande entusiasmo di DaGrosa. Vive a Miami insieme alla bellissima compagna Ruxandra e ha quattro figli. Amano entrambi l’Italia – lui ha lontane origini nel nostro Paese, tanto che il suo cognome è diffuso soprattutto in Basilicata – e per questo spesso girano tra i ristoranti italiani di Miami, dal “Cipriani” al “Gabbiano”.

Il progetto di DaGrosa per diventare come il Manchester City

L’idea di DaGrosa è quella di creare una holding globale – dal nome Kapital Football Group – nel mondo del calcio, che comprenda un club principale, alcune società satellite e diverse academy in tutto il mondo. Il modello è quello del City Football Group, che oltre al ricco club di Manchester coinvolge anche il New York City in Mls e altre società tra Giappone, Cina, India e Australia. Con lui c’è il socio in affari Hugo Varela, ex Sporting Lisbona. Inizialmente il progetto coinvolgeva come club principale il Newcastle, ma la trattativa non è andata a buon fine. Ecco perché ora la Roma potrebbe diventare il club giusto nel quale investire.

La sua GACP Sports ha sede in Florida e il gruppo possiede anche Soccerex, il più grande organizzatore mondiale di conferenze sul calcio. “Da un punto di vista macro, crediamo che il calcio a lungo termine sia un grande investimento”, ha detto DaGrosa in un’intervista. Secondo Forbes l’emergenza coronavirus permette infatti di rilevare le società con una riduzione tra il 50 e il 70 percento rispetto all’investimento in condizioni normali. “È un momento particolarmente opportuno, dato quello che è successo a causa del Coronavirus e dei suoi effetti sull’industria calcistica globale – continua DaGrosa -. Pensiamo che in molti casi alcuni club faranno fatica a sopravvivere e ci saranno possibilità di acquisire società forti in termini di prestazioni sul campo, ma che sono finanziariamente in difficoltà. Allo stesso modo, c’è l’opportunità di acquisire alcuni giocatori di livello mondiale a un prezzo minore di quello che altrimenti costerebbero”. 

L’idea è quella di avere un club più forte al quale unire da tre a cinque club satellite e una decina di academy in Asia, Africa e Sud America: “Ogni club crescerà e avrà successo individuale da solo, le società satellite non serviranno ad alimentare la squadra principale. Possiamo trarre vantaggio dalla condivisione di informazioni, da scouting e pubblicità. La chiave è avere la forza di costruire un team di livello mondiale in un momento in cui non molte altre persone stanno investendo”.

DaGrosa e il successo con Burger King  

Questa strategia di attacco in un momento di “debolezza” del mercato mondiale per DeGrosa ha fruttato già bene in passato, rendendolo uno degli uomini con reputazione più alta in quanto a risanamento di aziende in difficoltà. Un esempio arriva dalla sua società di private equity 1848 Capital Partners, con cui ha acquistato 248 franchising di Burger King che erano andati in bancarotta. Ma nessun hamburger gli darà l’emozione di una squadra di calcio, che ha già assaporato in Francia al Bordeaux: “Il nostro obiettivo principale è proteggere i capitali che ci sono stati affidati – il pensiero di DaGrosa -. Ma amiamo lo sport e vorremmo lasciare il segno. Non penso sia incoerente avere il desiderio di vincere sul campo e vincere anche finanziariamente. E questo è un momento particolarmente buono per spostare il nostro business, possiamo realizzarli entrambi”. Al Bordeaux non è andata benissimo. Alla Roma magari ci riproverà.