Pallotta accusato dai piccoli investitori negli Usa: ecco i retroscena della class action

I querelanti accusano il presidente di aver modificato retroattivamente alcuni termini dei prestiti in essere e di aver nascosto i dettagli della trattativa di cessione del club a Friedkin

Non solo la cessione della Roma a Dan Friedkin che rischia di sprofondare. Su James Pallotta c’è un’altra grana che arriva dagli investitori di minoranza di AS Roma SPV LCC, la società nel Delaware che detiene il controllo di AS Roma Spa tramite la controllata Neep Roma Holding Spa. I piccoli investitori hanno dato vita a una class action con l’accusa che “Pallotta e i suoi soci stavano modificando retroattivamente i termini dei Member Loan (i prestiti ndc) tra la società e loro stessi. Piuttosto che limitarsi a generare interessi, i Member Loan sono stati convertiti in una nuova classe di azioni, la classe C, con una ingiustificata priorità di liquidazione”.

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L’affare Pallotta-Friedkin nel racconto degli investitori minori

 

Ma c’è di più: il documento prodotto dall’accusa di 27 pagine svela la cronistoria che ha portato i piccoli investitori a puntare il dito contro James Pallotta e i suoi soci di maggioranza (tra cui anche gli storici Ruane e D’Amore).
A ottobre 2019 i membri di maggioranza hanno annunciato ai soci di minoranza di aver dato mandato all’advisor Goldman Sachs di “cercare una cessione o un’altra via per garantire l’uscita dalle quote a tutti gli investitori”. Nel documento tutto ciò che accade fino a marzo 2020 viene secretato, ma i fatti più rilevanti sono noti: a novembre Goldman Sachs fa circolare la brochure con cui cerca nuovi investitori per il club e tra fine dicembre e gennaio Friedkin e Pallotta hanno trovato un accordo di massima sulla valutazione del club. Si parla di 700 milioni di euro compresi i debiti. A inizio febbraio, dopo il blitz nella capitale di una delegazione del Friedkin Group guidata dal presidente Marc Watts, l’affare è praticamente chiuso. Di lì a poco scoppierà la crisi legata al coronavirus, che farà di fatto saltare ogni accordo.

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La conference call e l’attacco di Pallotta ai soci minoritari

 

Nei documenti viene poi citata una conference call del 25 marzo tra Pallotta e i soci. Il presidente giallorosso “ha rimproverato i membri di minoranza – si legge sul documento -, ammonendoli di ‘raggrupparsi’ affermando che non hanno sostenuto sufficientemente la società nonostante i milioni di euro che i membri di minoranza avevano già investiti nel club”. Inoltre il tycoon di Boston spiega ai soci che “se i membri di minoranza avessero voluto preservare l’interesse per il club, la loro unica opzione era quella di partecipare all’aumento di capitale”, che come annunciato a novembre scorso ammonterà fino a un massimo di 150 milioni. La risposta dei soci minoritari è arrivata il 2 aprile in una mail firmata da Paul Tierney (uno dei querelanti) in cui indicava che era “impossibile per i membri di minoranza investire nell’aumento di capitale senza sapere se la Società sarebbe stata venduta nel prossimo futuro e a quali condizioni”. Nel documento si legge, inoltre, che “i grandi investitori avevano un vantaggio significativo nel valutare se investire nell’aumento di capitale, poiché i suoi membri erano a conoscenza di informazioni non pubbliche riguardanti la possibilità, i tempi e il prezzo di una vendita imminente”.

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L’affare Roma-Friedkin “fallito” e il silenzio sulle cifre

 

Il 6 aprile poi è il giorno in cui gli investitori finalmente scoprono qualcosa della trattativa. E lo fanno grazie alla lettera del legale del Comitato degli investitori. All’ennesima richiesta di informazioni circa la possibile cessione della società, ai querelanti arriva questa risposta: “Se le vostre preoccupazioni riguardano la mancata trasparenza sui dettagli dei negoziati, la contestazione è irragionevole, inappropriata e incoerente con le regole del mercato. Questo tipo di transazioni hanno un enorme controllo mediatico e la divulgazione di informazioni price sensitive (quelle riguardanti una società che possono influenzare il mercato, ndc) possono rovinare irreparabilmente una trattativa”. Poi la parte più delicata: “La diffusione di dettagli sensibili relativi a un’operazione fallita possono danneggiare irreparabilmente i tentativi futuri di riavviare un processo del genere”. Sul termine “fallito” si concentrerà l’attenzione degli investitori e anche dei tifosi, perché sulla semestrale pubblicata dal club di Pallotta c’è ancora traccia di un investitore interessato alle quote del club.

Anche sulle divulgazione delle informazioni “price sensitive” si concentra l’accusa che sottolinea come il contratto in essere “nella sezione 8.4 afferma che i piccoli investitori hanno diritto a ricevere informazioni riservate relative agli investimenti della società. E che lo stesso contratto vieta la divulgazione di informazioni riservate, mettendo di fatto al riparo Pallotta e soci da qualsiasi pericolo”. Nonostante queste clausole, “non sono state fornite informazioni e anzi i resoconti finanziari forniti dalla difesa sono incompleti e fuorvianti. L’incapacità di fornire informazioni sulla società è una violazione del contratto e dei doveri fiduciari”. La lunga accusa si conclude così: “Di fronte a una conversione dei prestiti che diluirà gli interessi degli investitori minori nella società, insieme alla privazione delle informazioni in merito alla partecipazione all’aumento di capitale, i querelanti non possono che avviare questo contenzioso”.

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