Valeria Biotti….La pancia del tifoso

“Lorenzo Pellegrini posta su Instagram una foto con la piccola Cami. La sorregge con entrambe le braccia, teneramente, mentre tiene lo sguardo basso. La bimba indossa una magliettina minuscola, come lei; sulle spalle, il numero 7. Poco sotto, il commento di Bruno: “bel Numero, Lori”. Numero è scritto maiuscolo. Perché è IL numero: è il 7.

Quando indossi la maglia di Bruno Conti, il dibattito sulla pesantezza della 10 sembra quasi un assurdo. E quando stai facendo grandi cose con una cifra sulla schiena, quel numero diventi sempre più tu; perché ogni volta che ci sudi dentro, quella maglia ti si stampa addosso con uno strato ulteriore.
Se poi sei Romano, se poi sei Romanista, allora è ancora meglio: colori e numero sono liberi di emergere con prepotenza da sotto la pelle. Come un tatuaggio che c’è sempre stato e che, ora, ha l’orgoglio di potersi leggere più chiaramente.

Non so se Lorenzo vorrebbe la 10. Non so se la vorrebbe perché è il numero dei grandi. O perché è quello di Totti. Non so se, invece, non la desideri affatto, se non come sacrosanta tentazione. Lore sa che reggere il peso di numeri ingombranti è per cuori forti, ma sa anche che i Campioni sanno rendere memorabile un 5, un 16, un 24.
Il 7, probabilmente, può essere entrambe le cose: raccogliere la sfida di Bruno Conti, senza crogiolarsi nell’endorsement di Totti.
Anche perché la ricerca – vana – del nuovo Francesco è una roba tutta nostra. Legittima, disperata, come destinata al fallimento. Per l’unicità di ogni calciatore e per la straordinarietà dell’eterno Capitano.
In fondo, per fare un Francesco Totti, oggi, servono due uomini: uno che indossi la fascia e uno che porti la 10. E Lorenzo Pellegrini non merita di essere la metà di nessuno. Solo, interamente, se stesso.”

FONTE   Valeria Biotti Corriere dello Sport 

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