La pancia del tifoso “La 16 del Boca… che male c’è?”

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Un maledetto conflitto di emozioni, mentre riguardo, con masochistica insistenza, i video di De Rossi che si presenta al Boca. Mi risulta difficile individuare in maniera netta cosa provi.
Orgoglio, come primo istinto. Per un uomo che è stato scelto per ciò che è, ma anche, molto, per il portato di storia e di esperienza: la nostra.

Daniele è Roma, lo si è detto. Se Totti ne è stato il Re, De Rossi è davvero la città. La sua carne, il suo sangue; l’eco delle voci nei vicoli del centro e le grida sull’asfalto in periferia. Che, in certe zone, “i campetti” sono leggende metropolitane: si gioca tra le macchine e basta.
Daniele è il mare di Ostia, certo. E quel misto di luce-ombra che le grandi personalità complesse vivono senza misure intermedie.

Le emozioni, si diceva. L’orgoglio. Poi la riconoscenza; verso la squadra che Daniele ha sognato. Per il rispetto tributato ai nostri colori.
Non hanno scelto un campione sradicato, mutilato del suo percorso. Hanno omesso la ferita dello strappo, come se avessero compreso in un istante che per la sua gente questa frattura non è mai avvenuta. La conoscono, la gente, da quelle parti. I tifosi sono tutto. E se lacerazione c’è stata, qui a Roma, non certo con quel capitano che – in due anni – ha assommato l’attimo e l’eterno, quel futuro quasi non avverato e quell’attesa che è stata amore e sostanza.

La rabbia. Eccola, l’ultima emozione. Perchè, improvvisamente, una maglia blu e gialla diventa attraente come la nostra. Io, che non ho mai – mai – indossato altri colori, la sento familiare come quella giallorossa. La voglio.
Ha ragione chi dice che si tifa la maglia e non il calciatore. Che gli uomini passino e che la Roma resti.
Ma ci sono uomini e amori che non passano mai. E lo stesso Amore – quello della vita, della storia personale e privata di ognuno di noi – fino a che non si incontra l’anima e la carne che lo rendono vero, vissuto, concreto, appare un concetto astratto, da pensatori, da chi non si sporca la faccia, mani e piedi.

Nel calcio e nell’amore ci si sporca eccome. Si rotola nel sole e nel fango fino ad essere una cosa sola. Ecco perché, per la prima volta, la maglia 16 l’ho comprata davvero. E scusami, Daniele, se sono arrivata in ritardo. Non con i colori che abbiamo, entrambi, tatuati sulla pelle. Ma, in fondo, sappiamo che, quelli, nessuno ce li potrà strappar via mai.

FFONTE   Valeria Biotti  Corriere dello Sport del 04/08/2019

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