Zaniolo: “Non sono Totti ma voglio diventare come lui e mettere la Roma al centro di tutto”

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La parole del centrocampista: “Non mi aspettavo di esplodere così in fretta, devo tanto a Di Francesco. Lavoro duro per crescere ancora”

Un inizio carriera da predestinato, poi il piccolo passo indietro e le polemiche per un rinnovo che tarda ad arrivare. Ora Zaniolo vuole diventare grande con i giallorossi. “So che non sono Totti, ma spero di diventare un giorno altrettanto bravo. E imparando da De Rossi vorrei mettere la Roma al centro” ha detto Nicolò a “These football Times”, in un’intervista rilasciata prima dell’inizio del ritiro.

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L’ultima stagione è stata incredibile per te alla Roma. Quando sei arrivato dall’Inter immaginavi una scalata così rapida, con i gol in Champions e Serie?
Onestamente non mi aspettavo di avere un impatto del genere dal momento che arrivavo dalla Primavera e avevo molto da imparare. Ho anche esordito con la Nazionale ed è stata una sorpresa, ma ho ancora tanti obiettivi da raggiungere e per arrivarci devo continuare a lavorare. Ho imparato tanto la scorsa stagione, ma ora devo andare oltre e continuare a spingere con la Roma.

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Solo due anni fa eri alla Virtus Entella in Serie B. Cosa è cambiato in così poco tempo per farti arrivare in Serie A e in Nazionale?
Negli ultimi due anni sono cambiate molte cose, sia dal punto di vista fisico che mentale ho fatto un passo avanti. Ho cambiato modo di lavorare, di pensare e il modo di essere giorno dopo giorno. Prima volevo essere un teenager, fare le cose che facevano i miei amici, ma ho imparato a concentrarmi su ciò che è importante: il calcio. Mi sono allenato più forte, concentrato di più, ho obiettivi importanti e tutto ciò mi ha aiutato a crescere tecnicamente in campo, ma anche nella mia vita fuori dal campo. Sono più completo. Questo è quello che guida per giocare al massimo.

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Il tuo arrivo alla Roma è stato legato a quello di Nainggolan all’Inter. Cosa ti ha convinto che la Roma fosse un posto migliore per esplodere e crescere?
Quando un grande club con la storia della Roma ti vuole e ha dei progetti per te in prima squadra, è difficile dire di no. Confesso che credevo di essere mandato in prestito perché avevo tanto da imparare e un nuovo spostamento è sempre un rischio, ma Eusebio Di Francesco aveva fiducia in me dall’inizio e mi ha aiutato tanto. Se non fosse stato per lui non sarei riuscito a esplodere. E’ davvero bravo con i giovani e io gli devo tanto, così come a tutte le persone che mi hanno aiutato a Roma.

In Italia c’è spesso più pressione che in altri posti per i giocatori giovani. Qualcuno ti ha soprannominato nuovo Totti, come fai a gestire queste aspettative?
E’ importante tenere sempre i piedi per terra, ho una famiglia dietro di me che lo fa, che capisce le dinamiche del calcio e che si assicura che io dia sempre il meglio. Oltre ciò, l’unico modo per gestire le aspettative è attraverso me stesso. Devo lavorare duro cercando di non ascoltare ciò che dicono gli altri, che siano complimenti o critiche. Non sono Totti, ma spero un giorno di essere bravo come lui. L’unico modo che ho per farlo è lavorare duro ogni giorno in allenamento, fidarmi dell’allenatore e poi portare tutto questo in campo davanti ai tifosi. Poi lascerò decidere a loro

Chi era il tuo giocatore preferito dell’infanzia?
Il mio eroe era senza dubbio Kakà, specialmente durante i suoi anni al Milan e con il Brasile. L’ho guardato spesso. Era il centrocampista offensivo perfetto: forte, tecnicamente perfetto e in grado di fare assist e segnare. Questo è quello che volevo essere da bambino e che spero di diventare ancora oggi. Ho guardato i suoi video, studiato i movimenti e ho provato a portare elementi del suo gioco nel mio dal momento che anche io sono anche forte, alto e provo a fare un calcio tecnico.

Molti allenatori ed ex giocatori dicono che il tuo ruolo ideale quello del numero 8, una mezzala che incide sia sia in attacco che in difesa. Qual è secondo te il ruolo più adatto alle tue caratteristiche?
Da bambino, dato che ero bravo tecnicamente, ho sempre giocato da numero 10, ma confesso che mi piace giocare da numero 8 o addirittura da centrocampista difensivo. Per ora gioco in qualsiasi posizione, poi forse un giorno mi sistemerò in basso, finché non arriverà un allenatore che mi vede come playmaker offensivo. Giocherò ovunque finché resterò in campo.

Essere un calciatore è un lavoro bellissimo con tanti vantaggi, ma qual è la parte più difficile dell’essere un giocatore professionista?
Il viaggio stesso è la parte più difficile, così come non è facile arrivare al top, richiede tanti sacrifici e tempo. Devi continuare a crederci, anche quando stai pensando che non succederà. Una volta che arrivi al top è difficile restarci. Devi continuare a lavorare duro giorno dopo giorno, ma ne vale la pena per ciò che ti torna indietro. Ho sempre pensato fosse difficile lasciare la mia famiglia. Li ho dovuti lasciare tante volte da ragazzo per andare a giocare altrove e continuare la mia carriera da calciatore e viaggiavo continuamente. Non facevo le cose che facevano i miei amici, come uscire o tutte le cose che fanno i ragazzi della mia età. Diventa più facile quando sei più giovane, vuoi solo avere una vita normale e avere i tuoi amici vicino. Ne è valsa la pena, credo.

Chi è il più forte contro cui hai giocato, a centrocampo e in difesa?
Ovviamente Ronaldo, è perfetto fisicamente e difficile da marcare. Anche Luka Modric. Mi ha impressionato per il modo di toccare la palla e per come la fa girare. E’ piccolo ma difficile da spostare. Si gira e si muove velocemente e prende una grande posizione. E’ stato difficile stargli dietro. Difensivamente dico Varane. E’ veloce, tecnico e forte. E’ uno dei più difficili da superare tra coloro che ho affrontato, specialmente nell’uno contro uno.

fonte   These football Times

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