– Francesca Ceci….La rivoluzione è di per sè molto affascinante ma proprio a livello concettuale dovrebbe essere un evento irripetibile o quasi

-L’estate della Roma quest’anno è più che bollente; tra l’addio di Daniele De Rossi e il conseguente abbandono del ruolo dirigenziale di Francesco Totti, l’ambiente è stato completamente destabilizzato.
La rivoluzione è in atto ed è drastica, anche se i tifosi sono ahimè abituati ormai da 7 anni a questa parte a vedere andar via i propri beniamini per ottenere plusvalenze e anche il cambio della guida tecnica è un habitué della società giallorossa.
Francesca Ceci, direttrice di InsideRoma (insideroma.com), portale dedicato alla A.S. Roma Calcio. Giornalista dal 2011, è stata ospite fissa della trasmissione radiofonica “Dario di Bordocampo” sulle frequenze della storica emittente Radio Incontro, diventando un punto di riferimento per i tifosi giallorossi e non solo; ed è per questo che Gol di Tacco ha deciso di intervistare una donna come lei che vive la Roma a 360°
– La Roma ha deciso di fare l’ennesima drastica rivoluzione, cosa ne pensi?
La rivoluzione è di per sè molto affascinante ma proprio a livello concettuale dovrebbe essere un evento irripetibile o quasi. Qui purtroppo assistiamo ogni anno non alla rivoluzione, ma all’annuncio della rivoluzione che nei fatti non si verifica mai. Il rischio è che più che affascinante, la rivoluzione diventi stucchevole, come in questo caso. Vediamo… la speranza di tutti è che questa sia finalmente la volta buona, che si possano gettare le basi di un progetto vincente e duraturo, io sono ottimista per natura e ti dico crediamoci.
– La vicenda di Daniele De Rossi ha scosso l’intero ambiente, come si è potuti arrivare a questo?
De Rossi, esattamente come Totti, non sono semplicemente giocatori, sono patrimoni, valori aggiunti, sarebbero stati entrambi preziosi e fondamentali proprio in una fase incerta come questa. Ancora non riesco a capire come la Società abbia rinunciato a due bandiere che ci invidiano in tutto il mondo.
– De Rossi, appunto, sembra aver deciso alla fine di ritirarsi dal calcio giocato. Rende meno amaro ciò che è successo a maggio su di lui?“
Per me lo rende se possibile ancora più amaro. Chi meglio di De Rossi avrebbe potuto ricoprire nella Roma un ruolo che con grande probabilità andrà a ricoprire altrove? Trigoria è casa sua, una seconda pelle, basterebbe questo per comprendere quanto avrebbe potuto far bene da dirigente in un ambiente che ha vissuto per così tanti anni da calciatore…
– Totti ha mostrato gli scheletri che si celavano dietro la Roma e le motivazioni che lo hanno spinto ad allontanarsi dalla società. Sarebbe potuta andare diversamente?
Doveva andare diversamente ma credo che, per come si erano messe le cose nell’ultimo periodo, non poteva che andare come è andata.
Totti si sentiva stretto in un ruolo dai contorni non definiti e credo, opinione mia personale, che al di là del suo ruolo, non credesse più nel progetto americano.
Perdere Totti e De Rossi a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro è stato un doppio colpo da ko per moltissimi tifosi della Roma, siamo tutti un po’ più soli. Poi chissà, mai dire mai, come diceva Califano “non escludo il ritorno.
– Questo “esodo” di calciatori della Roma a cosa lo attribuisci?
Io dico sempre che giocare indossando la maglia della Roma deve essere un onore, un privilegio. Chi non capisce questo per me non ha capito cosa rappresenta questa squadra per i suoi tifosi quindi benissimo che vadano via, anzi li accompagno alla porta volentieri!
– Quanto ha inciso la débâcle dello scorso anno di mister Di Francesco e del Ds Monchi?
Di Francesco è passato dall’altare alla polvere, ha sfiorato una finale Champions e come spesso succede quando manchi un obiettivo così, è fisiologico avere un calo. La semifinale con il Liverpool è stata per noi una sorta di Sliding Doors, quella sera poteva cambiare la storia della Roma e anche del mister Di Francesco ma tutti purtroppo sappiamo com’è andata. Di Monchi purtroppo restano tante dichiarazioni d’intenti roboanti, risultati poco e niente, purtroppo la sua esperienza a Roma non ha lasciato il segno come ci si aspettava.
– La scelta del nuovo duo Fonseca-Petrachi come lo consideri?
Fonseca, come ha ammesso lo stesso Petrachi, non è stato di certo la prima scelta. Specie dopo il no di Conte, la Roma avrebbe voluto puntare su un allenatore italiano, Sarri su tutti. Il portoghese, nonostante abbia fatto bene con lo Shakhtar, risponde ancora una volta all’identikit della scommessa più che della certezza però mi sembra motivato; si è presentato con idee chiare, sembra uno che sa il fatto suo e il gioco non mi dispiace. Vediamo, magari ci stupirà e ci sarà da divertirci più di quanto pensiamo adesso.
– Il direttore sportivo si è presentato con una conferenza senza peli sulla lingua a 360 gradi. Potrebbe essere la svolta?
Petrachi si è presentato bene con le parole e questo è sicuramente positivo, indicativo di una persona che ha carattere. Sono sincera, Ds con grandi capacità dialettiche ne abbiamo avuti più d’uno, siamo tutti spesso rimasti incantati dagli annunci che non sempre hanno avuto poi un riscontro reale quindi io stavolta scelgo la linea della cautela e per dare un giudizio preferisco aspettare di vedere che quadra costruirà.
– Su quali calciatori attualmente in rosa punteresti per ripartire?
Ho apprezzato molto e mi ha sorpreso il modo in cui si è presentato Spinazzola: sorridendo. Un sorriso autentico, non di facciata come spesso succede in occasione delle presentazioni di rito, mi piace pensare che quell’approccio positivo possa portarlo anche sul campo. La Roma ha bisogno di uomini di qualità sotto ogni aspetto, non solo quello di gioco. Questo ragazzo mi piace, spero possa portare una ventata di ottimismo che manca a Trigoria da tempo. Troppo.
– La Roma, dopo anni, dovrà ripartire dall’Europa League. Quali saranno gli obiettivi per il prossimo campionato?
La delusione per non aver centrato la qualificazione in Champions c’è, inutile nasconderlo. A mio parere la Roma deve ripartire con umiltà, quella che forse è mancata nell’ultimo periodo a troppi giocatori che si sono sentiti fenomeni senza esserlo. Non serve fare proclami prima dell’inizio del campionato: lavorare, lavorare, lavorare. E lavorare ancora.
Nonostante le polemiche e le delusioni, i tifosi sono di nuovo pronti a sostenere la squadra, un amore incondizionato che dovrebbe essere ricambiato col massimo dell’impegno e del sacrificio. Mi auguro davvero che quest’anno si possa finalmente tornare a festeggiare.

Fonte   Raffaella De Macina

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