Gol, scudetti e sfottò: ma il lieto fine non c’è

20190606_1114211093593819.png

 – Trent’anni d’amore che si concluderanno il 17 giugno, una delle date simbolo della sua carriera. Francesco Totti ha deciso di rifiutare la carica di direttore tecnico e di lasciare la Roma, squadra in cui è entrato a 12 anni, senza poi lasciarla più. Il primo ingresso al centro sportivo di Trigoria è datato 1989, quando l’allora giovanissimo talento è stato acquistato dal settore giovanile della Lodigiani, con i giallorossi che hanno superato sul filo del rasoio la Lazio, che aveva già l’accordo per un trasferimento a Formello. Dopo tre annidi giovanili e la conquista di uno scudetto con gli Allievi e di una Coppa Italia con la Primavera, a soli sedici anni Totti ha esordito in Serie A con la squadra del suo cuore, mandato in campo da Boskov il 28 marzo 1993nel finale della sfida con il Brescia. Da allora le sue giocate, che hanno estasiato tutti nel corso dell’intera era Sensi, hanno incantato milioni di amanti del calcio e per 307 volte (il primo gol nel settembre del 1994 contro il Foggia) hanno fatto esultare i tifosi giallorossi, che per una scellerata gestione di Bianchi, intenzionato ad acquistare Litmanen per sostituirlo, hanno anche rischiato di vederlo indossare la maglia della Sampdoria.

img_20190615_0609474314634080203102831.jpg

Totti, conosciuto universalmente come «Il Capitano», ha indossato la prima fascia entrando al posto di Aldair in un match con la Fiorentina del 1998, con il brasiliano che gli ha in seguito lasciato definitivamente i gradi nel Roma-Udinese del 31 ottobre dello stesso anno. La stagione della consacrazione è sicuramente stata quella a cavallo tra il 2000 e il 2001, in cui insieme a Batistutae Montella, sotto la sapiente guida di Capello, è riuscito a vincere lo scudetto, strappandolo dalla maglia dei cugini laziali. L’indelebile successo, arrivato il 17 giugno 2001 con il 3-1 sul Parma, e la vittoria nella Supercoppa con la Fiorentina lo hanno portato ad essere tra i più votati del Pallone d’Oro di quell’anno, classificandosi alla fine quinto. Gli altri trofei alzati con la sua Roma sono le due Coppa Italia e l’altra Supercoppa, vinte sotto la prima gestione Spalletti. Con il toscano il numero 10 è riuscito a siglare 32 reti stagionali e a vincere la Scarpa d’Oro pochi mesi dopo il grave infortunio causato dall’intervento di Vanigli, trovando un incredibile exploit dal punto di vista tecnico e realizzativo grazie allo spostamento nel ruolo di prima punta, una trasformazione che lo ha accompagnato per tutto il prosieguo della carriera.

Nel 2009/10 Totti sfiora il secondo scudetto con la maglia giallorossa, un’impresa mai riuscita a nessuno, con la squadra di Ranieri fermata soltanto da una sfortunata prestazione con la Sampdoria. Pochi anni dopo ottiene due importanti risultati personali: la seconda piazza alle spalle di Piola nella classifica dei più grandi marcatori della storia della Serie A (alla fine sono 250 i gol totali in campionato con la Roma) e il record di giocatore più anziano a segnare una rete in Champions. Il proprio finale di carriera, raccontato con do-vizia di particolari nel libro autobiografico pubblicato nel 2018, Totti lo vive con il management americano (e soprattutto Baldini), allenato nuovamente dal maestro Zeman, poi da Garcia e infine da Spalletti, per quello che è stato un finale tormentato e travagliato per il pessimo rapporto con il tecnico toscano. La partita con il Genoa del 28 maggio 2017 rappresenta la sua ultima da calciatore: l’abbraccio della Curva Sud non si può scordare «Totti è la Roma».

Indimenticabili le sue esperienze con la maglia della Nazionale: il cucchiaio a Van der Sar ad Euro2000 il gol più incredibile,il rigore segnato all’Australia e la vittoria della Coppa del Mondo nel 2006 i punti più alti dell’avventura azzurra, terminata subito dopo il successo a Berlino. «Torneremo grandi insieme» ha detto Totti nel salutare l’amico ed ex compagno De Rossi: di certo la loro assenza sarà un vuoto incolmabile per i tifosi della Roma. Impossibile escludere un loro ritorno in futuro, ma ora resta soltanto l’amarezza di un doppio addio difficilissimo da digerire e superare.

fonte    IL TEMPO – BIAFORA

20190211_2225321827710821.png