Giallorossi sul tetto d’Europa

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GAZZETTA DELLO SPORT – CECCHINI – Se pensate che i soldi facciano la felicità, allora probabilmente avete virtuali simpatie per il Liverpool e del Chelsea. Già, perché forti di portafogli non indifferenti, i due club inglesi nelle ultime due stagioni, rischiando, hanno incanalato fiumi di denaro verso le casse della Roma, venendone ripagati dai trionfi in Champions ed Europa League, che hanno avuto come effetto collaterale quello di portare un poker di ex romanisti sul tetto d’Europa. Loro e Totti Certo, nell’universo giallorosso la malinconia è tanta, vedendo alzare da Alisson e Salah la Coppa dalle Grandi Orecchie e da Rüdiger (infortunato) ed Emerson impossessarsi della gemella minore. Eppure solo due anni fa tutti e quattro vestivano la maglia giallorossa, senza però che questo avesse portato trofei in bacheca. Le plusvalenze, comunque, sono state impressionanti, se sipensa che tutti e quattro sono costati circa 44 milioni e sono stati rivenduti a quasi 160 più i bonus giunti a pioggia, l’ultimo dei quali i 4,5 milioni del Liverpool per la vittoria nella Champions. Tifosi divisi Inutile dire che questo, sui social e le radio locali, ha diviso i tifosi. La questione era apparentemente semplice: è stato un errore non tenerli oppure è stato semplicemente inevitabile? Le risposte, con tutta probabilità, possono essere almeno due, quelle che parzialmente ha indicato lo stesso presidente Pallotta nella sua lunga lettera ai tifosi di tre giorni fa. Ovvero: in quel periodo la Roma era ancora sotto osservazione della Uefa per via del «fair play» finanziario e quindi la necessità di fare plusvalenze sembrava ineluttabile. Non basta, c’è anche la legittima questione delle ambizioni personali da soddisfare. Non è un mistero che Salah, ad esempio, volesse riprovare l’avventura in Premier League, senza contare che tutto il quartetto ha avuto uno scatto in avanti negli stipendi che la società giallorossa obiettivamente non poteva permettersi di quel livello. Ciò non toglie che tutti, però, per questioni ambientali e familiari, sono andati via dall’Italia assai malvolentieri, tanto da essere rimasti molto legati sia ai loro compagni che alla città, incui sonotornati spesso. Tra l’altro, c’è da dire che alcuni di questi ex,in maglia giallorossa avevano mostrato ottime qualità, ma probabilmente nessuno si sarebbe aspettato, ad esempio, che Salah nel Liverpool diventasse un canno- niere così implacabile, mentre nella Roma aveva rivestito – peraltro in modo eccellente – il ruolo di scudiero e uomo assist di Dzeko. Questione d’impiego, ovvio, perché l’attaccante egizianocon Klopp deve curare meno la fase difensiva rispetto alle stagioni italiane, riuscendo così ad essere più lucido in fase conclusiva. C’è anche Lamela Ma i rimpianti non aiutano davvero nessuno a fare meglio. Quindi nonè neppure il casodi pensare che anche la squadra sconfitta nella finale di Champions League, il Tottenham, avevaun ex romanista che aveva fatto un po’ sognare l’Olimpico. Parliamo naturalmente di Erik Lamela, la cui cessione (per circa 35 milioni, bonus compresi) economicamente è stata estremamente vantaggiosa. E alla luce di tutti questi giocatori che, sia pur per breve tempo hanno illuminato l’avventura giallorossa, sono stati tanti i tifosi che hanno riconosciuto il buon lavoro fatto a Trigoria da Walter Sabatini. E molti rimpiangono anche lui

fonte    GAZZETTA DELLO SPORT – CECCHINI 

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