Fronde, veleni e liti? Pallotta difende la Roma: “Manovra per colpirci”

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 – In mattinata, un comunicato aveva provato a spegnere le fiamme. «Repubblica» scriveva che di De Rossi che guidava la rivolta anti-Totti, parte di squadra e staff contro Di Francesco, Morchi «narcisista», squali pronti a prendere la società e così via? Il club rispondeva di «prendere le distanze dalla ricostruzione» e di «non ritenere attendibile trasformare in fatti eventuali opinioni espresse da terzi, e riportate a terzi, delineando in questo modo un quadro distorto e totalmente distante dalla realtà». Ma se queste parole sono apparse stoccate di fioretto (e Monchi si è limitato a dire: «Non ne so nulla di questa storia»), ad impugnare la sciabola ci ha pensato il presidente Pallotta, che così si è sfogato.. «Sono tutte stupidaggini, qualcuno sta provando a danneggiare la Roma con continue bugie. C’è gente che vuole il caos. Adesso comincerò a fare pulizia». Parole dure quelle del massimo dirigente giallorosso, che preannunciano un’estate di fuoco per parecchi. Inutile nasconderlo, Pallotta si sente sotto attacco. E a far virare il suo umore verso il basso non sono stati solo i risultati sportivi, molto al di sotto delle aspettative. C’è anche dell’altro, visto che sente volare sopra alla società parecchi avvoltoi che stanno approfittando del momento negativo.

Voci societarie

Non è un mistero che il numero uno della Roma da tempo si affanni a smentire qualsiasi ipotesi di cessione del pacchetto di maggioranza, mentre nota invece come il nome della Roma sia sempre associato a paesi arabi che dovrebbero portare la società verso «leopardiane magnifiche sorti e progressive» che potrebbero fare da specchietto per allodole agli occhi dei tifosi. Non basta. Anche il via libero per lo stadio continua a slittare, nonostante l’ottimismo presidenziale lo porti a immaginare che entro l’estate il Comune possa dare il via libera.

Ricostruzione

Alla luce di tutto questo, è naturale che vedere descritta la gestione di Trigoria come fuori controllo non gli fa piacere, perché da anni ha piazzato uomini di fiducia in tutti i settori, tra i quali appunto quell’Ed Lippie, estensore della famosa mail finita nelle mani di «Repubblica». Ecco, la pulizia probabilmente comincerà proprio da lì, perché l’intendimento dell’uomo el presidente non era certo raccontare un tutti contro tutti, ma provare soprattutto a spiegare come mai una rosa che lo stesso Pallotta ad agosto aveva definito «la più forte della sua gestione», sia finita in questo modo. Troppi infortuni, troppe scelte di mercato sbagliato, troppo deteriorato il feeling con Monchi. Ma se a questo si aggiungono ricostruzioni che descrivono il capitano della squadra teso a fare i suoi interessi (la diatriba per l’arrivo di Nzonzi), pronto ad aizzare i senatori contro l’allenatore (sul gioco proposto da Di Francesco) e in gradi di mettere sotto i piedi anche l’amicizia con Totti, allora per il presidente la misura è colma, anche perché De Rossi voleva fare vice Ceo. Perciò occorrerà fare la voce grossa e cercare di scovare anche chi ha fatto parlare male della Roma. Solo a questo punto – tra nuovo allenatore e nuova dirigenza – si potrà ricominciare la ricostruzione. Avviso ai naviganti: ben presto (forse oggi stesso) il presidente fornirà la sua interpretazione dei fatti e renderà note alcune linee guida del prossimo futuro. Certo, anche ieri Roma si è rivoltata contro di lui e Baldini a suon di nuovi striscioni, ma non c’è nessuna intenzione di gettare la spugna.

DiFra e i suoi senatori

I titoli di coda è doveroso lasciarli a Eusebio Di Francesco, che sulla presunta fronda dei senatori contro di lui ha replicato con un sorriso: «Sono gli stessi ragazzi che mi hanno portato in semifinale di Champions un anno fa». Già. Eppure mai come adesso pare che sia passato un secolo.

FONTE    GAZZETTA DELLO SPORT – CECCHINI 

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