La Juve è già in vacanza. Florenzi e Dzeko in gol per il sogno Champion

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– L’analisi – E il piccoletto si fece gigante, rimettendo la Roma sulla strada della Champions. Il «piccoletto» è l’irriducibile Florenzi, scherzato così da Ronaldo, con gesti e parole di poca eleganza in un battibecco da centrocampo. Pochi minuti dopo, Davide s’è preso una bella rivincita su Golia e i suoi fratelli depressi in bianconero, infilando in velocità mezza difesa e saltando Szczesny. Una partita che la Roma fin lì meritava a fatica di pareggiare, al 34’ della ripresa, tenuta in vita dalle due parate disumane di Mirante nel primo quarto d’ora su Cuadrado e Dybala. Ma che poi ha meritato di vincere infilando la Juve ancora con Dzeko. Un 2-0 che è tanto, troppo, ma dà la cifra delle debolezza mentale, prima che tecnica, dei bianconeri: una volta colpiti non si rialzano. Con tutti gli alibi del caso per una stagione finita in stra-anticipo, resta un dubbio: può darsi che Allegri da sei mesi abbia in testa la Juve che verrà, ma gli sarebbe stato più utile avere quella attuale. Quella che è scomparsa da ben prima che l’Ajax l’inchiodasse a qualche limite ideologico.

Enigma Allegri

Non si può neanche essere impietosi con i bianconeri che, uomini e non robot, hanno staccato i collegamenti da tempo (e ieri hanno esibito la nuova maglia a due colori e senza strisce, che fa discutere sui social). Un successo nelle ultime sette partite, Champions compresa, e gol presi in tutte le ultime sei di campionato. Non è questa la Juve che s’è cucita l’ottavo scudetto di fila con la solita fame atavica, ma una fotocopia scolorita nella quale tante facce, come nei film gialli, sono sostituite da un punto interrogativo. Che cosa sarà di Dybala, rivisto su velocità e pericolosità perse da tempo? E di Cancelo la cui entrata finale è stata in linea con gli ultimi mesi? E di Pjanic con l’autonomia di 45’ e poca creatività da play? Tutte domande che si ricollegano a quella centrale: Allegri. Nelle prossime 48/72 ore la società dovrà capire se un ciclo meraviglioso – sì, meraviglioso, perché due finali europee non sono uno scherzo – s’è esaurito perché così è la vita, oppure se può continuare con aggiustamenti.

Juve possesso e 2 tiri

Eppure, in questo relax psicologico, qualcosa s’era visto. Un 4-3-3 con difesa a «tre e mezzo», nel quale Spinazzola a sinistra infoltiva stabilmente l’attacco. Dybala restituito al suo ruolo. Ronaldo a tutto campo. E non c’era niente da fare per la Roma, schiacciata nel possesso (60% nel primo tempo), nella circolazione di palla, nei recuperi in anticipo a centrocampo. Colpa anche di un atteggiamento fin troppo remissivo: due linee molto basse e Dzeko triste e solitario là davanti, accerchiato da Chellini, Caceres e un mediano a turno. Non bene neanche gli altri, soprattutto Zaniolo impreciso, Kluivert invisibile, Florenzi schiacciato dall’asse Spinazzola-CR7. L’impressione che prima o poi i giallorossi sarebbero caduti non è stata scalfita neanche dalla traversa di Pellegrini e da un paio di azioni di El Shaarawy. D’altra parte è quello che Ranieri ha chiesto per rimettere il veicolo in carreggiata: bassi, primo non prenderle e palla lunga a Dzeko. Sarà la classifica a dire se avrà avuto torto o ragione.

Ribaltone Roma

Qui però la ragione di Ranieri non si discute. Sono giusti i cambi nella ripresa, con Cristante per Pellegrini k.o. e con Under notevolissimo per un Kluivert che ha dimenticato com’era l’Ajax. Giusto anche l’atteggiamento: più coraggio, più velocità, soprattutto l’intuizione di capire che l’insistenza della Juve sulle fasce ne indeboliva la zona centrale dove la ripartenze di Fazio e Nzonzi sono state tra le chiavi per scardinare una difesa non più blindata. Anche il mito Chiellini ha ceduto alla fatica, come i suoi colleghi più giovani avevano fatto da tempo, dando il via libera a Florenzi e alla sconfitta. Nel recupero, poi, il contropiede con Dzeko spietato in area e 2-0. D’altra parte, anche giocando di più, la Juve era entrata in area con moderazione, il solito problema che ha coinvolto anche CR7.Non può illudersi però la Roma. La strada per la Champions è tutta in salita, con l’Atalanta lontana, l’Inter presumibilmente ancora di più (se non si farà stregare dai suoi fantasmi col Chievo), il Milan in vantaggio negli scontri diretti, il Torino che non si arrende. Vedi mai però che Sassuolo e Parma (magari salvo) non concedano altri 6 punti e qualcuno non inciampi: a quota 68 tutto è possibile. Anche l’improbabile.

FONTE    GAZZETTA DELLO SPORT – LICARI 

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