Valeria Biotti..La Pancia del Tifoso – “Buttiamo il cuore oltre l’ostacolo”

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Siete maledettamente bravi. Quando va detto, va detto.
E, allora, ecco: nelle ultime ore, siete stati maledettamente bravi.
Alle battute finali di una stagione parecchio indigesta, il colpo di genio. Altro che “operazione a coda di gatto maculato”, altro che doppio carpiato ritornato: qui siamo di fronte ad un’opera di alta psico-ingegneria. Ranieri. Per tre mesi. Per dodici partite. Senza dubbi o imbarazzi su un possibile rinnovo, senza questioni di soldi, senza condizioni: Ranieri.
Perché se il progetto Roma, in questo momento, non appare così “serio” (cit. Mister Ranieri stesso), tre mesi di scalcagnata cavalcata sono proprio quello che ci vuole. Senza ironia, in tutta onestà.

L’amaro dell’esonero di Eusebio Di Francesco, a marzo (a marzo!), improvvisamente fa digerire ogni peso sullo stomaco, i lividi degli schiaffoni passati e l’ansia per i pericoli futuri.
Ranieri. Mi sveglio la mattina e, ancor prima del caffè, mi sento pronta a tutto. Mi sento pronta ad un orrendo 442, ai lancioni lunghi, all’arrocco e al contropiede. Mi sento pronta ad una Roma sporca, anzi – visto che si torna a parlare la lingua “de casa nostra” – dichiaratamente zozza.

Mi sento perfino pronta a considerare il quarto posto come un obiettivo a cui tengo, che improvvisamente voglio, davvero. E non per la Champions, non per i conti, nemmeno per non vendere i giocatori. Lo desidero come cosa in sé. Ho voglia di considerare queste dodici partite come un campionato che parte oggi. Come una competizione breve da affrontare con questa sorta di strano instant team che è la rosa della Roma; discutibilmente assortita, certo, ma che potrebbe riservare sorprese. Ecco, ho voglia di lasciarmi stupire. Non per nove interi mesi, non per una stagione. Per uno scampolo, meritato e leggero.

Se consideriamo questa coda di Serie A come avventura inedita, iniziata lunedì sera – con Roma Empoli punto d’origine, anno zero – allora improvvisamente tutto si può fare. E la corsa al quarto posto, contro Inter, Milan e via le altre, assomiglia straordinariamente all’impresa di vincere la Premier con il Leicester. Con lo spogliatoio trasferitosi in infermeria, con ragazzini immaturi e vecchi reduci duri a morire. Con il look alla Nils Liedholm e calciatori che, uno per uno, ci devono un grosso riscatto. Con una squadra che è chiamata ad essere operaia. Proprio come quel Leicester fatto di ragazzi-nessuno, umili e festaioli, uniti e fomentati.
Ranieri. Tre mesi. Senza chiedere oltre, senza bruciare né lui né noi in un’avventura più lunga di una corsa a perdifiato; come quella che si improvvisa tra amici fuori forma che trovano un pallone mezzo sgonfio, una sera, sulla spiaggia.

Intanto, allora, corriamo, sudiamo; senza risparmiarci. Poi, a maggio, col fiatone e i dolori da acido lattico, ci diremo se vogliamo diventar grandi. Una volta per tutte o per un anno. Intanto, però, almeno, per tre mesi, ci saremo divertiti. Non per il bel calcio, non per grandi cose. Ma per il gusto di risentirci un istante noi, a cercare di buttare la palla in rete e il cuore – che torna, per un istante, a battere forte – oltre l’ostacolo.

Fonte: Corriere dello Sport, in data 14.03.2019

Valeria Biotti trasmette, inoltre, sulle frequenze  di rete sport  14.200

dal lunedi al sabato

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