Ranieri, c’è chi suona la campana….

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Il tecnico si cala nella nuova realtà giallorossa, usa vecchi adagi e la solita ironia romana “Per svegliare la Roma non basta la campanella di Leicester, serve quella di San Pietro”

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“Arare il campo”; “i giocatori devono dare tutto, fino a morire”: “pronti a lottare, a non mollare mai”; “nei momenti di difficoltà, bisogna dare ancor di più”; “se hai il pubblico romano alle spalle che ti soffia dietro, tutto può accadere. Da romanista chiedo l’aiuto a me stesso, visto che sono un tifoso”.

Claudio Ranieri in versione vintage, sfodera antichi luoghi comuni, che sono sempre pieni di verità, scrive Alessandro Angeloni su Il Messaggero. Semplice, diretto, ironico. Anche con la battuta, pronta all’uso. Tipo quella della campanella, che serviva al tecnico per svegliare il suo Leicester, con l’ormai celebre dilly ding dilly dong. Stavolta non basta una campanellina per richiamare l’attenzione dei suoi nuovi ragazzi, ma come dice lui “la campana de San Pietro…”.

Ranieri usa le armi che ha, ovvero il richiamo ai tifosi, il suo essere uno di loro, poi quelle frasi a effetto, o che un effetto alla fine dovranno ottenerlo. “Voglio una squadra sorridente, che lotti e che non si arrenda. Chi ha problemi resti a casa. I giocatori non sono bambini, ma uomini e devono dare il meglio, che sia io o un altro. Scuse non ce ne devono essere più. Si va in campo, la palla la conoscono, il calcio pure. Se sono alla Roma e guadagnano quello che guadagnano è perché lo meritano e devono farlo vedere. Altre cose non mi interessano.

Adesso dovrà trovare la formula magica per svegliare la squadra, prima che sull’aspetto tattica, Claudio dovrà intervenire sulla psiche. “L’aspetto mentale è quello che conta di più ora. Volere fortemente un obiettivo, serve gente ambiziosa. So che sarà difficile entrare in Champions, ma devo essere un caparbio e alla prima difficoltà aumento lo sforzo”.

Due cosettine su Pastore. “Ho bisogno di gente che vuole fare la differenza. Non guardo nome, ingaggio o età. Devo vedere chi corre, chi lotta e chi si aiuta. Dobbiamo essere una squadra, cioè che tutti cercano di aiutare il compagno. Chi lo fa ha più probabilità di giocare. Di Francesco è quello che ha pagato. Ora gli altri che sono rimasti qui, pensino a dimostrare”.

FONTE  A. ANGELONI

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