L’Inter, il Var e i media: non gli resta che piangere

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Nessuno tocchi Milano. Il monito partito già nell’immediato post-gara di Firenze è arrivato chiaro e soprattutto forte

Nessuno tocchi Milano. Il monito partito già nell’immediato post-gara di Firenze è arrivato chiaro e soprattutto forte. Perché quando le forze mediatiche si compattano a difesa delle tre squadre con la maglia a strisce, diventa difficile opporsi. Ammesso che da qualche parte si rintracci una pur minima opposizione. E tanto per sgombrare il campo da equivoci, non è questo il caso. Lo si è intuito già a match concluso da pochi minuti, quando alle bacchettate sferrate da Spalletti i commentatori di Sky hanno risposto porgendo l’altra guancia. Peraltro dopo aver dispensato certezze su un episodio controverso per definizione.

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Nemmeno il Var è riuscito a chiarire la dinamica del tocco di D’Ambrosio che ha portato al rigore per i viola. Il caso nasce perché quattro angolazioni di riprese su sei sembrano privilegiare il tocco di petto rispetto a quello col braccio dell’interista. Anche se sull’episodio tecnicamente non esiste alcuna evidenza. Eppure fra espressioni scandalizzate, editoriali al vetriolo, revisionismi di regolamento e moviole postume, i fiancheggiatori hanno azzannato ai fianchi quel sistema per il resto sempre tutelato. Da strenui difensori ad attaccanti di grido (urlatori proprio, con contorno di lacrime) con una disinvoltura che nemmeno i componenti dell’Olanda di Cruijff. L’Arancia meccanica che oggi violenta lo strumento Var, proprio a Firenze qualche mese fa dev’essersi distratta sul calcio in faccia sferrato a Olsen da Simeone, che in cambio ha ottenuto rigore, encomi e nessun ricorso alla tecnologia, in un’azione persino più chiara rispetto a quella di domenica sera. Quel giorno non sono stati lanciati appelli accorati a ristabilire la pubblica decenza.Né è capitato nelle due sfide che hanno coinvolto ancora l’Inter, ma contro la Roma. La prima volta all’esordio assoluto del Var all’Olimpico coi giallorossi di scena, quest’anno di nuovo: gli evidenti sgambetti di Skriniar a Perotti e di D’Ambrosio a Zaniolo non sono stati contemplati. Ma chi piange oggi non si è indignato allora: ai nerazzurri le vesti di vittime si addicono di più rispetto a quelle di carnefici. Con loro i giornali colorati diventano coloriti, le emittenti satellitari scendono sulla terra assieme al marziano di Flaiano, i vertici del calcio (Tavecchio prima, Micciché poi) tuonano: questo matrimonio fra Milano e la vetta s’ha da fare. Sì sì, mò ce lo segniamo.

FONTE  IL ROMANISTA

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