Di Francesco: “La 10 a Zaniolo? Va guadagnata”. De Sanctis: “Kolarov, confronto con Totti”

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Presentato il nuovo corso dell’Ateneo. De Sanctis: “Essere Team Manager alla Roma è un orgoglio. L’addio di Totti? Per fortuna ero fuori… Ai ragazzi dico di fare attenzione ai social: abbiamo visto che sono usciti post di Nicolò di quando aveva 14 anni”

Alla Luiss Guido Carli, dalle 16.30 di oggi, va in scena la VI Edizione del Corso da Team Manager. Presenti all’evento Eusebio Di Francesco, allenatore della Roma, e Morgan De Sanctis. Introducono la prima lezione il Direttore Generale Luiss Giovanni Lo Storto, il Direttore AS Luiss, Paolo Del Bene, e Guglielmo Stendardo, atleta Luiss ed ex calciatore professionista tra le tante di Lazio e Atalanta. Presenta il giornalista di Rai Sport, Alessandro Antinelli.

Ore 18.18 – Domanda a De SanctisHa influenza nelle scelte di mercato?
Il Team Manager raccoglie informazioni. Per la mia sensibilità di ex calciatore so cosa vuol dire per qualcuno approcciarsi al mercato e lo sa anche il mister. Quando un calciatore dice qualcosa tu le senti e le comunichi, ballando su un equilibrio particolare. A volte da calciatore mi dicevano che ero un uomo società e mi arrabbiavo, ma da un certo punto di vista mi rendeva orgoglioso. Non si deve perdere la fiducia dei giocatori sennò nello spogliatoio non ci puoi più stare. Un esempio: ho legato molto con De Rossi, per questioni anagrafiche non è che frequenti tutti fuori dallo spogliatoio. Prima uscivamo io e lui, adesso ci siamo imposti di non vederci più tanto perché avendo ruoli diversi non è adeguato. Monchi mi ha detto subito “ricorda che non sei più calciatore”.

Ancora a De Sanctis: Caso Kolarov, come lo avete gestito?
Essendo un professionista di livello e di età avanzata, c’è stato un confronto con il Team Manager. Poi si è confrontato con allenatore, con ds e compagni. Il confronto più importante è con De Rossi e Totti. Alla Roma ti spiegano come comportarti per avere meno pressioni possibili. Per questo è importante conoscere la storia del club. Io non mi sarei mai permesso di dire qualcosa a Kolarov di mia volontà. Lui è venuto per sfogarsi, è stato un momento delicato. A volte devi capire come buttare acqua sul fuoco. A volte, nonostante il regolamento, si deve usare il buon senso. Il calciatore all’inizio quando vede il regolamento si spaventa ed è restio a firmarlo. A volte più che essere rigido devi cercare di ammorbidire.

Ore 18.15 – Riprende la parola Di Francesco: “Vi faccio una predica: in questo posto a volte si esagera con i giudizi, bisogna dare tempo e non smettere di impegnarsi”.

Ore 18.07 – Cominciano le domande. La prima è per De Sanctis: Come avresti gestito Totti nel momento del suo addio?
Il ruolo di Team Manager non mi permette di dare giudizi che non siano gli stessi della società. Quello che posso fare è dare il mio giudizio ai dirigenti prima che una decisione venga presa. Per fortuna stavo a Montecarlo in quel momento. Ho un rapporto meraviglioso sia con lui che con Spalletti. Essere stato fuori era un bene. Il Team Manager che c’era si è tenuto a distanza da questa situazione.

A Di Francesco: Come si gestisce un campione in ascesa come Zaniolo? Dargli la 10 può influire sulla crescita?
Questo riguarda la società, bisogna mantenere il ragazzo con i piedi per terra. La differenza la fa l’equilibrio. Non si smette mai d’imparare, questo vogliamo far passare a Zaniolo. Della maglia numero 10 non me ne frega niente, non conta sulla crescita. E comunque va guadagnata e c’è ancora tanta strada.

De Sanctis risponde alla stessa domanda“Al Team Manager arrivano informazioni. Capisce come cambia lui e come cambiano i componenti della squadra. Poi si fanno valutazioni, le fanno l’allenatore e la società. Vorrei parlare dei social. Quando scrivete qualcosa tracciate la vostra storia, quando andrete avanti qualcuno la guarderà. Sulla maglia da dare a Zaniolo non se n’è mai parlato. Però sono usciti dei post di 4-5 anni, quando lui aveva 14 anni, e questo deve farvi capire quanto è importante”. 

Ore 18.06 – Consegnati premi e felpa dell’Ateneo a Di Francesco, De Sanctis e Stendardo.

Ore 17.55 – Inizia a parlare Di Francesco: “Ai calciatori dico che quando si invecchia si accorcia la lingua. L’allenatore è importante perché vuole che tutto vada nel migliore dei modi. L’attenzione del Team Manager è nella preparazione di una settimana, quotidianamente, anche nel giorno di riposo degli atleti. Questo rompi scatole di De Sanctis mi scrive anche a mezzanotte. Io l’ho fatto in maniera diversa, dovevo stare vicino ad allenatore e squadra. Non lo sentivo e dopo 3 mesi ho avvertito la società che sarei andato via. Non ho scelto subito di fare l’allenatore, è arrivato dopo. È stata una grande esperienza e conosco le difficoltà. De Sanctis vorrebbe fare l’allenatore ma non ci capisce niente (ride, ndc)”.

Continua Di Francesco: “La capacità del Team Manager è portare il sorriso nella squadra e al proprio allenatore e loro ci riescono anche se a volte mi fanno arrabbiare. A volte De Sanctis ha preso responsabilità per me, come io ho preso le sue. Ci sta anche Gombar, che farà questo lavoro a livello top. Gestire i calciatori in diritto e doveri non è facile”. 

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