Coppa Italia, Boscaglia: “Sarà un onore sfidare la Roma”

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L’allenatore della Virtus Entella: “Noi siamo una squadra di serie C, mentre otto mesi fa i giallorossi si giocavano la finale di Champions League”

Roberto Boscaglia, 51 anni a marzo, è l’allenatore che guiderà la Virtus Entella al sogno della sfida di Coppa Italia all’Olimpico con la Roma. In questi giorni sta preparando la sua squadra con allenamenti doppi praticamente tutti i giorni. Logico che ci tenga a fare bella figura anche con la Roma, ma l’obiettivo a lungo termine è la promozione in serie B in un torneo di C che per la Virtus Entella è partito tardissimo, e infatti al momento ha 31 punti in 15 partite, ma deve recuperarne cinque rispetto ad Arezzo e Carrarese che sono a 34, e, rispettivamente, uno e due da Piacenza e Pro Vercelli che guidano a 36. Ci riceve al Comunale Gastaldi di Chiavari, prima dell’allenamento.

Boscaglia, che sarà per voi questo sogno di giocare a Roma?
«La verità è che ci siamo arrivati facendo quel che ogni squadra sogna di fare: vincere tutte le partite. A volte succede, a volte no. Ma se non vinci, impari. A calcio è così. Quando perdi impari sempre qualcosa. La vittoria non sempre insegna, anche se ovviamente a ogni allenatore piace vincere. E noi in Coppa Italia per ora abbiamo solo vinto. Tre partite difficili: Siena, Salernitana e Genoa, difficilissima».

Ci avete messo qualcosa in più anche per la difficoltà che avete avuto nel varo, per via di quell’incertezza sul campionato da disputare?
«Credo di sì, quella cattiveria in più in effetti c’è stata. A Genova in particolare, i ragazzi sono andati addirittura oltre rispetto alle loro potenzialità. Roma sarà la partita più importante della nostra vita, molti dei ragazzi non avranno altre possibilità di giocarci ancora, magari io. Oppure sì, ma non possiamo saperlo».

A lei che sensazione dà?
«Noi siamo una squadra di serie C, mentre otto mesi fa la Roma si giocava la finale di Champions League. Sarà un onore: giocheremo contro una squadra straordinaria, in uno stadio meraviglioso».

Ma non verrete per fare una gita…
«No, figuriamoci. Ci sono dei valori in campo, normalmente vengono fuori. A volte succede anche che non vincano i migliori. Sarà difficilissimo per noi tornare vincitori, ma non veniamo per fare le vittime. Dovremo capire il momento in cui potremo usare qualcosa e quando invece ci sarà da difendere. Il rischio è che possa diventare una giornata storica in negativo, dobbiamo evitarlo».

Ha già visto molte partite della Roma, supponiamo. Di solito le squadre meno forti con la Roma si chiudono e confidano nella difesa che quest’anno è stata un po’ generosa. Farà così anche la sua squadra?
«La sosta ci ha consentito di recuperare tutti gli acciaccati, il problema è che sarà così anche per loro e contro di noi prepareranno anche la partita di campionato col Torino. Non c’è un modo per vincerla. Se li aspetteremo vinceranno facilmente, se li andremo a prendere alti e usciranno in palleggio ci faranno la testa come un pallone. Speriamo di tenere anche noi un po’ di possesso, ci potranno essere situazioni in cui sbaglieranno qualcosa e proveremo ad approfittarne».

Visti i gol di Icardi a Genova, si può dire che siete una squadra che sa costruire e colpire, negli spazi che si aprono.
«A noi piace giocare sempre, negli spazi riusciamo anche bene, ma la Roma ce li negherà. Dovremo essere molto bravi».

Chi è il suo preferito nella Roma?
«E come si fa a fare una classifica? Dzeko mi fece calcisticamente innamorare già quando giocava in Germania, i giovani tipo Ünder, Kluivert o Zaniolo, che qui conoscono bene, difensori come Fazio o Manolas, la storia che si porta dietro De Rossi… parliamo di eccellenze europee. Forse quello che in questo momento mi incuriosisce vedere è Lorenzo Pellegrini, me ne parlano tutti benissimo. Spero che ci siano tutti, anche se sarà peggio per noi. Ma per me sarà bello vederli in campo contro di noi».

Che effetto le fa sapere che Di Francesco è stato contestato?
«Credo che sia la pazzia del calcio. Eusebio ha dimostrato di saper guidare sia squadre piccole sia una grande come la Roma».

Non vi siete ancora incontrati sul campo.
«No, ma una volta a una premiazione siamo entrambi saliti sul palco. Lui vinse la panchina d’argento in B, io la panchina d’oro in C. Sa di calcio, sa lavorare con i ragazzi. Discuterlo è una follia, otto mesi fa è uscito per un gol contro il Liverpool, ma chi lo contesta sa che cosa significa? Ha dimostrato di essere un grandissimo allenatore disputando una Champions League da favola. Anche quest’anno, con tanti cambiamenti sta facendo crescere giovani interessanti, uno così non dovrebbe mai essere messo in discussione. Per me è follia».

fonte  il romanista

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