Da Francesco a Cristian Totti: ventisette anni di amore puro –

È un segno del tifo romanista che si trasmette senza alterazioni. Di un Dna immortale

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Otto maggio 1991 – undici novembre 2018. Ventisette anni, e qualcosa in più. Capelli biondi entrambi, gli stessi colori dipinti addosso, e la stessa emozione. Quella di dover correre dietro a un pallone. Ma senza poterlo calciare, solo prendendolo in mano e rilanciandolo in campo. Sembra poco, ma non lo è. Perché lo fai davanti a migliaia di persone, e perché quel pallone finisce in mano ai tuoi miti. Che un tempo erano Voeller o Giannini, e oggi sono Dzeko o Manolas. Quella sera di maggio non andò bene, ma era una finale di coppa Uefa di fronte a 80 mila persone e difficilmente quel ragazzo timido ed emozionato la dimenticherà. Quel ragazzo si chiama Francesco e aveva 14 anni. Qualche anno dopo esordirà con la maglia della Roma e passerà 25 lunghi anni a ricevere palloni lanciati da ragazzini altrettanto emozionati. Farà la storia Francesco, sarà la storia. E in quei 25 anni passati a deliziare gli stadi di mezzo mondo farà il gol più bello, anzi il primo di tre gol bellissimi: Cristian. Che il 28 maggio 2017 abbracciava forte papà. E che ieri, undici novembre 2018 all’eta di 13 anni, era al suo posto. Ed esulterà come papà. Non al gol di Rizzitelli, ma a quello di Schick. Veder festeggiare un altro Totti (avevate capito di chi stavamo parlando no?) sul prato dell’Olimpico è più di una curiosità. E’ un segno. No, nessuna pericolosa profezia. Non sappiamo chi e cosa diventerà Cristian anche se sarebbe bello vederlo in campo con la maglia numero 10 a realizzare anche solo la metà di quanto fatto da Francesco. È un segno del tifo romanista che si trasmette senza alterazioni. Di un Dna immortale. È come il tifoso che entra per la prima volta allo stadio a 10 anni, che si abbona a 15 e che poi porta sullo stesso seggiolino il figlio di cinque. È la favola più bella, è la nostra famiglia.

FONTE  F. BALZANI