I tifosi scrivono…in morte di una madre

 

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Oggi, nel 2014, verso le tre del pomeriggio, mi lasciavi finalmente libero da te. Dalla tua coperta piena d’amore, e doveva essere tanto piena, talmente pesava sulle mie spalle. Mi hai trasmesso la forza muta dei ciociari, come solo quel popolo sa essere, testardo. Mi hai trasmesso, anche il senso vero delle buone maniere, quella voglia di non apparire, di non mostrare tutta la bellezza interiore, che quella esteriore esplodeva anche sotto pudiche vesti. Hai dovuto, come tante, trovare la forza di dire di no, di continuare a vivere, malgrado quella sensazione straniante di essere sulla bocca di tutti. Tu che schivavi l’apparire, tu che mai, hai voluto gridare la tua innocenza, tu , che , esattamente come in ogni angolo del mondo, anche nel nostro tempo terreno, fosti vittima di una violenza perpetrata dal maschio, troppo instupidito dalla sua forzuta voglia, per poter arrestare la sua libidine. Poi, nel tempo, dei resti mangiucchiati di uomini ,troppo stropicciati per essere attraenti, si avvicinarono per chiederti amore. Rifiutasti tutti, sempre, per restare piccola, sola , con quel frutto sbocciato dalla violenza. E ti dannasti l’anima, la vita, la salute, pur di salvare ed accudire tuo figlio. Sono stato per te la rivalsa contro il male ricevuto. Mi hai legato tra le spire del tuo amore . Tu che mai lo avevi conosciuto, hai saputo trovarlo, come un riscatto della bontà contro la prepotenza. Con la tua ingenuità hai saputo essere vincente, con la forza interiore, hai saputo battere malattie, malgrado la carenza di studi, hai saputo essere una donna, un esempio per altri. Dove trovavi quel bon ton che avevi? Chi ti aveva insegnato tutte quelle regole di galateo che conoscevi, se eri cresciuta da sola, senza qualcuno che potesse insegnarle? Forse è vero che nel sangue ci sono tutte le informazioni di storie passate, i resti di avi importanti, di trisavoli ignoranti, di gente comune. Ma , a ciascuno la sua sorte, e, nei tuoi occhi di donna impaurita, immersa nella nebbia di un male oscuro, come solo la demenza senile sa essere, leggevo a volte, di sfuggita, la soddisfazione felice nel vedermi, l’oscuro piacere di essere a me vicina, un barlume di sorriso spuntava sul viso, donandomi un raggio d’amore materno, anche se eri incamminata verso una vita non più terrena. Ti ricordo così, con quel piccolo, muto senso di sorriso di soddisfazione, solo nel vedermi a te vicino. Sapevo che stavi dicendoti:,questo é mio figlio! Proprio come quando mostravi a tutti la mia foto. Proprio come, per me, trovavi la forza di sorridere alla vita. Ciao mamma, prepara qualcosa di buono, visto che ne hai la capacità, per tutti i fratelli e sorelle che saranno con te, e ,dal momento che è d’uso in Italia, mangiate e bevete tutti, festeggiate questo giorno, che per voi sarà di letizia, mentre per noi, sarà un giorno buono solo per rimarcare l’immenso spazio vuoto che hai lasciato per chi ti voleva bene. Spero tu abbia avuto, nel paradiso di Dio, se esiste, tutte quelle frivolezze e piacevolezze che , forse sognavi, ma non avevi il coraggio di dire, spero su tutto che tu abbia trovate la pace e , che le tue paure siano terminate. Ciao…

FONTE   WEB

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