Non bastava papà, c’è Pairetto junior

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– Se l’organizzazione arbitrale italiana ha mantenuto tra le sue fila, nelle vesti di osservatore degli arbitri per il Comitato Regionale del Piemonte e della Valle d’Aosta, un personaggio come Pierluigi Pairetto, 66 anni, l’ex arbitro e l’ex designatore coinvolto nello scandalo di Calciopoli e condannato, prima delle prescrizione intervenuta nel 2015, per la sua connivenza con Moggi (che “appare gravissima alla luce della evidente lesione del principio di terzietà”, si legge nella motivazione), condannato dalla Corte dei Conti a risarcire con 800 mila euro la Figc per il grave danno d’immagine procuratole; se l’organizzazione arbitrale, dicevamo, ha ritenuto opportuno conservare tra le sue fila un personaggio così, ciò significa che nel pollaio del calcio italico tutto è possibile; anche continuare a vedere all’opera il figlio di cotanto padre, e cioè Luca Pairetto, 34 anni, alla sua terza stagione da arbitro di serie A, un vero e proprio Attila dei regolamenti, un fischietto da partite scapoli-ammogliati buono a dirigere, al massimo, le sfide tra il rag. Fantozzi e il rag. Filini. Mica partite vere.

INVECE NO – Poiché Luca è addirittura nipote d’arte (prima di papà Pierluigi anche nonno Antoniosgambettava fischiettando), ecco che il calcio italiano, già martoriato di suo, deve sottoporsi alla tortura delle sue direzioni. L’ultima risale a sabato, Roma-Spal 0-2. Manca un quarto d’ora alla fine, la Spal è avanti di due gol e il suo portiere, Milinkovic-Savic, perde tempo prima di rimettere il pallone in gioco: Pairettino lo ammonisce. Il portiere, che ha il pallone tra le mani, scuote la testa con disappunto; poi si avvia a riprendere il gioco e poiché sul prato è già stato sistemato un pallone, getta il suo fuori dal campo. Pairettino è voltato e non vede nulla; ma un assistente, via auricolare, gli comunica che il portiere della Spal si è sbarazzato del pallone con gesto rabbioso. Non sia mai! A calcio si gioca con un solo pallone e se in campo ce ne sono due uno è di troppo, è vero; ma i modi con cui te ne sbarazzi sono importanti e Pairettino – che non per niente in carriera si è fatto la nomea del duce – pretende che i calciatori trattino la palla come la tratterebbe Pia(Amanda Sandrelli), la ragazza di Frittole innamorata di Mario (Massimo Troisi) al quale insegnava il gioco della palla gettandola delicatamente al cielo e riacchiappandola, il perfido portiere ha invece gettato via la sfera in malo modo: e insomma, non si tratta così un povero pallone! Ergo: secondo cartellino giallo ed espulsione. Per maltrattamento della palla, appunto.

Se avete due minuti di tempo, cercate su Youtube il filmato di Lanciano-Siracusa 1-0 (21 maggio 2012). È la partita dei playoff di Lega Pro che valse al nostro eroe, a fine stagione, la promozione ad arbitro di serie B. A un certo punto vedrete Pairettino ammonire i due capitani, Baiocco del Siracusa e D’Aversa del Lanciano, salvo ricordarsi poi che D’Aversa è già stato ammonito e dovrebbe quindi essere espulso. Allora il prode Luca si spaventa e dice no, sim sala bim, non c’è trucco, non c’è inganno, ammonizione ritirata! E zac, come d’incanto il cartellino giallo scompare. La domanda è: ci fermiamo qui o il nostro destino è quello di sorbirci anche la quarta generazione dei P airetto arbitri? Un po’ di pietà, per favore!

FONTE    IL FATTO QUOTIDIANO – ZILIANI

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