La Roma va indietro tutta

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Il ridimensionamento è evidente e non solo per le partenze di Alisson, Nainggolan e Strootman: sopravvalutati i 12 acquisti

A casa Di Francesco. Nel calcio è così, se vi piace. Facile a dirsi e a farsi, Ed è già successo: Luis Enrique, Zeman, Andreazzoli, Garcia e Spalletti.

Ma, come si è visto, non è solo in panchina il problema, scrive Ugo Trani su Il Messaggero. Ieri, oggi e domani. Perché lì la Roma non riesce a mettere seduto il Big che vorrebbe anche la piazza.

Almeno 3 i possibili candidati che il consulente Baldini, sempre più al centro della strategia Usa, ha contattato in passato. Niente da fare: Allegri ha preferito restare da sopportato al Milan e aspettare l’esonero di Berlusconi; Ancelotti ha invece scelto il Bayern e adesso il Napoli; Conte ha lasciato l’Italia per il Chelsea e ora andrebbe al Milan o al Real. Mai, dunque, fu prima scelta.

Mai il Big vestito di giallorosso, insomma. Perché l’allenatore della Roma sa che cosa l’aspetta a Trigoria: il mercato lo fa la proprietà. Qui non si sceglie, si accetta. Di Francesco non prende i fischi dai tifosi che invece offendono Pallotta, dirigenti e giocatori. E che, però, lo contestano per non essersi messo di traverso durante il ridimensionamento d’estate. Lo vedono fragile davanti a dirigenti come la squadra davanti agli avversari. Le partenze eccellenti di Alisson, Nainggolan e Strootman hanno del resto reso più povero il gruppo. Ridotto al minimo nella personalità, nella qualità e nell’esperienza.

Numericamente la rosa è sofferente, scarseggiano gli interpreti di sostanza e spessore soprattutto a centrocampo. Mediaticamente la società ha stravinto, trovando più di una sponda per trasmettere il suo Credo. Unico e incontestabile. Via con il messaggio giusto, da recapitare in città. In poche ore, ecco trasmesso il successo di inizio estate: a 70 milioni il portiere va ceduto e basta. Non fa niente che Alisson è probabilmente il numero uno al mondo. C’è la gara ad arricchirsi la bocca, voltando le spalle alla bacheca. E allora, avanti con il prossimo: non ci si può comportare come ha fatto Nainggolan, il club fa bene a darlo via perché fa una vita che, come dimostrano i test, non è da atleta. Arriva Pastore che non sta certo meglio di lui: un polpaccio tira l’altro e si stira come l’altro. Muscoli da assicurare e non sicuri. Cammina, invece, di rincorrere l’avversario. Strootman è la fotografia di come si depotenzia la rosa: via addirittura a mercato, in entrata, chiuso. Ma che festa sia, con l’affare che proprio non ti aspetti (allenatore, compagni e tifosi): ciao, tanto questo giocatore è a fine carriera. Baci e abbracci.

Ecco finalmente Primo Monchi. È questo il suo mercato. Purtroppo. Ha covato, e non scovato, per un anno, ma la gallina è da uova vuote. Quanti giovani da svezzare: Bianda, Coric, Zaniolo, Kluivert e anche il portiere Fuzato. Cristante a peso d’oro dall’Atalanta. Pastore, pesantissimo in campo e sul bilancio, dal Psg. Di rinforzi, chiamiamoli ancora così, ne ha fatti 12. “Cameriere, champagne” il brindisi ad ogni arrivo.

Stappata la bottiglia, altro che Francia: birra da discount, mezza vuota e sgasata. Adesso Santon, scarto dell’Inter, è insostituibile. Triste, ma vero. E gli unici titolari sono Olsen e il campione del mondo Nzonzi. Ma 7 nuovi hanno partecipato alla figuraccia di sabato. E meno male che Malcom non è salito sull’aereo per Ciampino. Zero Monchi, comunque, è tale e quale show.  Qui tutto fa spettacolo. Anche quando si sbaglia. 

FONTE    U. TRANI

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