Roma e Lazio derby verità

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All’Olimpico si gioca una gara che può dire molto sul futuro delle due squadre. I giallorossi devono capire se sono guariti, i biancocelesti se sono da Champions

Il derby, facendo storia a sé, dà di solito poche certezze. Figuriamoci se può consegnarle il 29 settembre e a 31 giornate dal traguardo. Alcune indicazioni, però, come scrive Ugo Trani su Il Messaggero, bisogna aspettarsele. Soprattutto su quale piega prenderà la stagione della Roma e della Lazio.

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La Roma, e non solo perché ha 4 punti in meno della Lazio, rischia di più. La vittoria contro il Frosinone, dopo un digiuno di 6 partite (contando quella di Madrid in Champions), non è sufficiente per dire che la crisi è superata. I giallorossi, senza identità e spesso pure senza anima in almeno 4 dei 6 match giocat), cercano innanzitutto di tornare a comportarsi da squadra. Cioè dando la priorità al collettivo e non al singolo. È quanto predica da tempo Di Francesco che, cambiando in ogni partita (e anche in corsa) il sistema di gioco, ha disorientato il gruppo. Che ha ripreso a collaborare solo quando l’allenatore ha virato sul 4-2-3-1 (e usato dall’inizio mercoledì sera per la prima volta in questa stagione), andando incontro ai giocatori e in particolare ai senatori. Guarda caso è l’unico assetto che permette ai big di entrare al completo nella formazione di partenza.

Ecco, dunque, il doppio play, con Nzonzi affiancato a De Rossi e Pastore avanzato da trequartista. La formula è spregiudicata e quindi non assicura lo stesso equilibrio del 4-3-3, considerando pure le caratteristiche dei giocatori del tridente. Il pericolo viene, senza il sacrificio degli esterni offensivi, dall’inferiorità a centrocampo, numerica e fisica.

Ecco perché Florenzi potrebbe, a sorpresa, partire alto e non basso a destra. Garantisce corse e rincorse, sacrificandosi proprio per la fisionomia da ritrovare.

I tecnici vanno sul sicuro. Di Francesco ricomincia da Florenzi e Dzeko così come Inzaghi da Milinkovic e Immobile. Stamattina test per Manolas che però sta meglio: Jesus l’alternativa. Radu è, invece, out: dentro Luiz Felipe. La stanchezza di Under può portare alla conferma di Santon da terzino destro e lo spostamento di Florenzi, sulla stessa fascia, nel tridente. Luis Alberto, intanto, torna alle spalle di Immobile.  La cornice è (quasi) da big match: più di 45 mila gli spettatori annunciati. La Sud, pure se ultimamente contesta Pallotta, farà la coreografia: la Nord, invece, rinuncerà e c’è chi, per protesta, entrerà a partita iniziata.

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