Bologna-Roma, il doppio ex – Francesco Antonioli

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– Per Francesco Antonioli, nato a Monza il 14 settembre del 1969, Bologna e Roma hanno rappresentato durante la propria carriera come calciatore due tappe assolutamente fondamentali. All’ombra della Torre degli Asinelli, infatti, il portiere brianzolo ha disputato ben sette stagioni (l’esperienza più lunga del suo percorso calcistico), mentre nella capitale ha conquistato il suo unico, vero scudetto da protagonista (dal momento che i due vinti nel Milan ad inizio anni 90′ lo videro soltanto come terzo prima e secondo portiere poi).

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Durante la prima esperienza con i felsinei, dal 1995 al 1999, la squadra rossoblu permette ad Antonioli di consacrarsi definitivamente come uno dei portieri più interessanti del panorama calcistico italiano. Il numero uno di Monza, infatti, dopo un paio di annate con la squadra della propria città, viene acquistato dal grande Milan di Berlusconi poiché ritenuto tra i migliori portieri giovani dell’epoca.

Un paio di annate in prestito tra Cesena e Modena e qualche gara con la compagine di Capello, però, non convincono i meneghini a puntare su di lui, soprattutto a causa di una clamorosa papera che il 22 novembre del 1992 costa ai rossoneri una cocente sconfitta contro i rivali cittadini dellInter.

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La carriera di Antonioli sembra così subire un clamoroso, quanto inaspettato, arresto.

Neppure i campionati giocati a difesa dei pali di Pisa e Reggiana pare possano riuscire a raddrizzare le cose. Nell’estate del 1995, tuttavia, giunge la chiamata del Bologna dalla Serie B. Il portiere non si perde d’animo, si rimbocca le maniche e riparte: la scelta si rivelerà azzeccata.

Francesco Antonioli resta in Emilia per quattro stagioni e diventa uno dei pilastri della squadra di Carlo Mazzone, che riesce a raggiungere per ben due volte le semifinali di Coppa Italia e anche una clamorosa semifinale di Coppa UEFA contro l’Olympique Marsiglia.

L’ottimo rendimento con il Bologna permette al portiere di tornare sulla cresta dell’onda come uno dei nomi più gettonati per difendere la porta delle grandi squadre del Belpaese. Alla fine, la spunta la Roma del nuovo allenatore Fabio Capello, che conosce già Antonioli per l’esperienza vissuta insieme nel Milan.

Nella capitale, il calciatore vive quattro stagioni tra alti e bassi, senza mai convincere pienamente tifosi e critica.

Il punto più basso della sua esperienza capitolina viene raggiunto un uggioso pomeriggio dell’aprile del 2001. Allo Stadio Olimpico di Roma si disputa la ventiseiesima giornata di campionato. I giallorossi sono al vertice della classifica e devono sconfiggere il Perugia di Serse Cosmi, autentica sorpresa della Serie A, per non permettere a Juventus e Lazio di accorciare nei propri confronti.

La gara si rivela più ostica del previsto: Baiocco porta avanti gli umbri, Totti li raggiunge ma poi avviene la ‘frittata’. Zago allunga di testa un pallone facile facile verso Antonioli, il portiere esce ma inciampa e scivola sulla sfera così l’attaccante avversario Saudati può fiondarsi sulla palla ormai vacante e depositare in rete il più semplice dei gol: lo stadio si infuoca e inizia a cantare contro il numero uno giallorosso. A questo punto, Francesco Totti, durante una pausa di gioco, si dimostra per l’ennesima volta un vero capitano e si rivolge alla Curva Sud con un eloquente: “Ma che state a fa’? Semo primi!”.

Il 17 giugno del 2001 cancella ogni minimo segno di contestazione verso chiunque ma il fatto che la Roma voglia puntare su un nuovo portiere di livello internazionale, possibilmente giovane, a cui affidare le chiavi della propria porta per molti anni è palese sin da prima della conquista del tricolore, quando il presidente Sensi confessa a più riprese di volere fortemente il parmense Buffon.

La trattativa con Tanzi, però, non decolla e a Roma arriva il promettente Ivan Pelizzoli da Bergamo. Antonioli, che dopo lo scudetto vinto ha avuto modo di chiarire come non si sia sentito protetto a sufficienza dalla società di Trigoria, resta comunque nella capitale, inizialmente con il ruolo di dodicesimo.

Il nuovo acquisto, tuttavia, non convince e così nella stagione 2001/2002 e anche per quella successiva Antonioli e Pelizzoli si alternano tra i pali senza che si possa effettivamente parlare di un portiere titolare per Capello.

Nell’estate del 2003, però, quando Antonioli è quasi trentaquattrenne, i giallorossi decidono che è arrivato il momento di puntare con decisione su Pelizzoli: o la va o la spacca, come si suol dire.

Per il portiere dello scudetto si aprono così le porte della Sampdoria; tre stagioni in blucerchiato prima di tornare al Bologna, con il quale il portiere si toglie la soddisfazione, a quasi quarant’anni, di ottenere una promozione nella massima serie attesa da tre anni

FONTE       INSIDEROMA.COM – MATTEO LUCIANI

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