Ora basta essere Schick: servono i bad boys

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La sufficienza con la quale il ceco è entrato ieri ha scatenato i tifosi. La Roma dei giovani inespressi è finita, ora c’è bisogno di certezze

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Sei giovane, bello, e fortunato. A 21 anni sei stato pagato oltre 40 milioni da uno dei più grandi club italiani e per una stagione intera sei stato applaudito a ogni tuo ingresso o uscita in campo. A 22 anni sei nello stadio che ogni bambino, anzi ogni calciatore, sogna tutti i giorni. Entri, e come al solito, nessuno pretende che tu possa risolvere la partita da solo nonostante quella cifra record spesa che fa ribaltare sul letto gente come Batistuta, Montella o Cassano. Al minuto 72, un ragazzo come te (Under), ti serve un pallone sul quale dovresti arrivare con la ferocia di un leone che non vede zebre da settimane. E invece? Ciuffo ordinato, andamento dinoccolato alla Luca Giurato e piattone inguardabile che finisce sugli spalti del Bernabeu. Tu, tifoso che lo hai difeso nei bar e sui social e che l’hai tifato all’Olimpico, sei lì sul divano. Gli hai dato amore, ma ora non ce la fai più. Sbotti, bestemmi, urli. “Ora basta!!”, e non aggiungiamo il resto. Sui social si scatena una Shit Storm, anzi una Schick Storm di commenti più o meno leggibili. Il paragone con Iturbe, altro acquisto da record, è inevitabile. E non regge più nemmeno la scusa del ruolo perché Patrik ha fatto male da punta centrale, da trequartista e da esterno. Oggi Schick è l’emblema dei giovani idolatrati e con curriculum scritti da altri. Chiamarli ancora Fenomeni senza la prova del campo che scotta è errore (anche nostro) da non ripetere più. Nemmeno con Kluivert, Zaniolo o Coric. Ora basta foto patinate sui social. Sporcatevi, siate pure cattivi. Servono bad boys e non facce pulite da like femminili.

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CAMPIONE A PAROLE Il bel Patrik con la Roma ha accumulato 1423 minuti mettendo a segno 3 gol, nessuno decisivo, contro Chievo e Spal in campionato oltre a quello della bandiera contro il Torino in coppa Italia. Tanto per fare tre esempi: uno come Tavano ne ha segnati 2 in 673’, il fischiatissimo Doumbia altrettanti in 568’ mentre lo score di Carew con un minutaggio molto simile a Schick (1536’) aveva fatto registrare 8 gol. Il suo sliding doors è stato probabilmente lo Juventus Stadium quando allo scadere poteva regalare alla Roma il pareggio anziché sbattere sulle mani di Szczesny. Ma i campioni (e la sua valutazione è quella) sanno abbattere le porte del destino e prendersi le copertine. Lo ha fatto Dybala, lo ha mostrato ieri Mariano Diaz, in piccolo è il risultato del lavoro di Under. Schick no, pensa a vedersi a Real, United o Barcellona ignorando che i sogni di questi club non contemplano nemmeno in una botta di fase Rem post mangiata di peperoni il suo acquisto. La Roma dei giovani inespressi, dei talenti definiti tali prima di sedersi sulla sedia per il loro primo giorno di lavoro, dei campioni sulla parola di altri. Ecco quella Roma è finita. Ora servono certezze, dai vecchi e dai giovani. Dai direttori sportivi beatificati e dagli allenatori pontificati. Ora basta, come urla quel tifoso sul divano o allo stadio. E’ tempo di crescere.

FONTE   F. BALZANI

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