De Rossi-Gomez, lo strano duello tra capitani ribelli

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– Difficile pensare a cosa possano avere in comune Elsa, la principessa del cartone Frozen, e i tifosi della curva Sud. E invece c’è un legame che li unisce, che è quello che unisce il Papu Gomez a Daniele De Rossi. Quando l’argentino esordiva con l’Atalanta, quattro anni fa, all’Olimpico, De Rossi indossava una semplice fascia gialla. Non ne aveva una sua, perché il capitano, quel giorno in panchina, era ancora Totti. Dalla scorsa stagione il centrocampista ne ha una sua, in cui ha scelto di chiamare la Roma «l’unica sposa, l’unico mio AmoR», scritto proprio così, come un vecchio coro della Sud. A Torino aveva la stessa, come simbolo di fedeltà e amore eterno. Diversa, invece, la scelta di Gomez, che ha deciso di personalizzare le sue fasce: il capitano dell’Atalanta cambia e spazia. Le dediche alla moglie, ai figli, a Papa Francesco e Holly e Benji, ad Halloween e San Valentino, ad Astori e ai diritti delle donne, a Babbo Natale e alle principesse Disney, sono diventate da collezione per gli appassionati.

POLI OPPOSTI Totti aveva il gladiatore, i nomi dei figli e le iniziali sue e di Ilary, Daniele, da sempre più riservato, ha preferito mettere la scritta internamente, non visibile. Visibili, però, le fasce dei due capitani lo sono diventate la scorsa settimana, quando sono stati gli unici a non accogliere la direttiva della Lega che, da questa stagione, ha uniformato la fascia. Per loro nessuna ammenda, che invece scatterà da questo turno di campionato. Potranno essere realizzate fasce celebrative, previa approvazione della Lega stessa, ma chi non si adegua sarà punito. Per ora con una multa, poi si vedrà. Domani si vedrà, invece, cosa hanno deciso Gomez e De Rossi: se giocherà, il primo potrebbe indossare quella ufficiale, mentre il capitano della Roma, anche per scaramanzia, dovrebbe di nuovo indossare la sua. Condizionale d’obbligo, almeno per ora. Non potrebbero essere più diversi, lo schivo De Rossi e l’esuberante Gomez, ma c’è un filo che li unisce. Invisibile, forse. Oppure da esporre tutte le domeniche sul braccio.

FONTE    LA GAZZETTA DELLO SPORT – ZUCCHELLI