“Il calcio non è uno sport facile” di Valeria Biotti…..riproposizione

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“Il calcio non è uno sport facile” sentenzia James Pallotta, in partenza da Roma “e noi abbiamo fatto degli errori”.

Interessante riflessione critica, quella che solleva il Presidente, perché se il calcio è risultato spesso una delle più calzanti metafore della vita, sicuramente non lo si può definire semplice né di lineare gestione.

Esso, proprio come la vita, appare a tratti ingiusto, soprattutto se osservato in relazione al singolo episodio; ma nel lungo periodo premia chi sa programmare con intelligenza e riesce a tener fede ai propri obiettivi con coerenza, costanza, cuore.

L’ammissione d’errore giunge dunque ben accetta in un’ottica di costruzione del futuro, nonostante appaia tardiva nel momento in cui si è già assistito al netto ridimensionamento delle attuali prospettive stagionali.

Tutto ciò, ovviamente, nel caso in cui James si stesse riferendo al campo e ai risultati sportivi. La sensazione, infatti, è che non ci si possa aspettare un sostanziale cambio di rotta per quanto riguarda ‘il progetto’ originario, ovvero l’idea di tenere più che dignitosamente a galla in zona Champions la squadra attraverso un oculato autofinanziamento, nell’attesa di tempi, anzi di luoghi, migliori. “Spenderemo di più sicuramente quando avremo lo stadio”.

E se allo stesso ‘problema logistico’ il Presidente lega il forte ritardo nell’individuazione del main sponsor, di acquisti importanti non intende parlare: “Abbiamo già dei grandi nomi con noi come Nainggolan, Salah, Dzeko, Strootman e Manolas”.

Al di là della rumorosa assenza di Francesco Totti e Daniele De Rossi all’interno dell’elenco dei grandi, gli altri, i nominati, sembrerebbero destinati a rimanere quasi tutti, per costituire quell’ossatura della squadra che in passato troppo alla leggera si è smantellata ogni anno.

Tutto ciò a dispetto delle voci di mercato che interessano più di un giocatore e delle parole dello stesso Presidente a proposito del “lavoro compiuto con i giovani” passate forse un po’ troppo sotto silenzio. L’allusione al settore giovanile, curato più in ottica di mercato in uscita che di vivaio significativo per la prima squadra – sanguinosa sarebbe altrimenti da considerare la cessione di Romagnoli – potrebbe addirittura far temere un ritorno all’Hombre Vertical, caldeggiato in prima persona dal probabile futuro DS Monchi. Sinceramente, tutto auspichiamo tranne un ripassare dal via e ripartire per un altro giro su noi stessi lungo 6 anni, anche perché i nomi di Pellegrini, Kessie, Rodrigo Caio – segnalato anch’esso da Monchi – appaiono sì interessanti ma non abbastanza da poter insidiare seriamente il primato della solita Juventus.

In questo momento ancora di spaesamento – troppe le questioni in sospeso – forse, per riparare agli errori di uno sport “non facile” da comprendere, Pallotta potrebbe tornare su uno dei suoi passi più arditi e meno lungimiranti: quello di non affidarsi agli uomini d’esperienza che ha la fortuna di ritrovarsi in casa; un Bruno Conti, per fare un esempio, e – quando e se vorrà – un sempre straordinario Francesco Totti. Con l’obiettivo non più solo di “competere per il primo posto”, come dice spesso, ma osando il termine “Vincere”.