Stadio, nella mail dell’avvocatura il no alla consulenza di Lanzalone

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– Dice che quella del gruppo Parnasi è stata una «erogazione liberale» a una fondazione che con lui non ha nulla a che spartire, «non è che gli ho detto, se non fai questo poi…». Luca Caporilli, il dirigente di Eurnova finito agli arresti con l’accusa di corruzione, «lo vedevo qui negli uffici», racconta Daniele Leoni, ingegnere e funzionario del dipartimento Urbanistica. Una carriera ventennale senza macchie, fino a mercoledì, quando il suo nome è comparso nel registro degli indagati dell’inchiesta Tor di Valle. Il giudice per le indagini preliminari nell’ordinanza ha scritto che «Parnasi prometteva ed effettivamente versava – con l’ausilio di Caporilli – in favore di Leoni Daniele, per lo svolgimento della sua funzione» al dipartimento Urbanistica, «la somma di 1.500 mediante bonifico del 01.12.2017», sul conto corrente di una fondazione «riferibile al Leoni», annota il gip.

Leoni, contattato al telefono dal Messaggero, racconta la sua. Parnasi, dice, «non l’ho mai visto»; Caporilli, il braccio destro del costruttore, «lo conosco», dice il funzionario del dipartimento comunale. «Stava lì nell’ufficio, era il rappresentante della società e stava sempre al tavolo tecnico, insieme agli altri».
Sul bonifico da 1.500 euro Leoni racconta dei contatti con l’esponente del gruppo Parnasi, ora agli arresti: «Io gli ho dato informazioni su questo convegno a cui ho partecipato, ma poi c’è stata una erogazione liberale, non è che gli ho detto, se non fai questo poi… Io non potevo essere influenzato da questi soldi. Sono due cose diverse». Leoni è convinto di essere «innocente» e ribadisce: «Io non c’entro nulla con questa fondazione, a questo convegno ho partecipato gratis, senza avere avuto nulla in cambio. In vent’anni non ho mai avuto problemi». 
«I SOLDI NON C’ENTRANO» Nelle carte dell’inchiesta compaiono gli atti della conferenza dei servizi a cui Leoni ha partecipato e c’è la sua firma su un parere elaborato dal dipartimento Urbanistica. Tutti gli atti ora verranno ricontrollati nel corso della due diligence chiesta dalla sindaca Virginia Raggi. Il funzionario indagato racconta di avere firmato quei pareri, ma insieme ad altri dipendenti. «Faccio parte di un tavolo tecnico all’interno del dipartimento Urbanistica, sopra di me ci sono direttori a cui tutti andiamo a riferire. Il parere che noi diamo non è che dipende da come ci svegliamo la mattina o è in funzione di certi soldi che uno riceve. Il parere era di tipo collegiale, c’erano tanti dirigenti». Il suo operato, sostiene, «è stato vagliato dai superiori. La verità? Mi ero pure stufato di occuparmi di stadio, perché c’era un andamento molto altalenante, con la delibera cambiata e il progetto stravolto, diventava pesante». «Non so se qualcun altro ha subito pressioni, io ho rispettato le procedure», si difende Leoni.
Le decisioni su questo «maledetto progetto stadio», si sfoga, erano «a un livello più alto», facevano capo ai politici, «al Consiglio comunale, che è superiore a tutti quanti. Lì hanno deciso se fare lo stadio e come farlo. Non spettava ai tecnici decidere se le Sul (le superfici commerciali, ndr) fossero troppe, noi ci occupavamo solo del rispetto delle varie norme, il progetto era quello approvato in Assemblea capitolina».

FONTE     IL MESSAGGERO – L. DE CICCO