Crowe: «Al mio segnale scateno l’amore»

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– «Sono passati quasi vent’anni dalla prima de Il Gladiatore, e da quella volta non ho più visto il film. Ora, confesso, che assistere alla proiezione a Roma, al Colosseo, è come un sogno». Russell Croweparla lentamente, con la sua voce profonda. È volato nella Capitale per il debutto del cine-concerto de Il Gladiatore stasera al Colosseo, in replica venerdì e sabato sull’arena del Circo Massimo. Certo, il tempo si è fatto sentire sul divo neozelandese premio Oscar 2001, classe 64: il vigore tonico non è più quello dell’epoca di Massimo Decimo Meridio quando proclamava «al mio segnale, scatenate l’inferno». Lunga barba incolta che si accarezza in continuazione, look informale – polo su jeans e scarpe da ginnastica – una prestanza fisica più vicina a Noè(personaggio che ha pure interpretato) che al generale ispanico sodale di Marco Aurelio. Ma l’obiettivo sembra proprio quello di conquistare il pubblico con simpatia e disponibilità. Insomma, barbuto ma affabile, troppo appesantito ma sincero e appassionato.
LA SCIARPA «Forza Roma», grida alzando una sciarpa giallorossa che gli viene donata al suo arrivo, ieri mattina, al Forum Music Village, il quartier generale per le prove dell’Orchestra italiana del Cinema presieduta da Marco Patrignani. «Sono al servizio di Roma», dice scandendo bene le parole in italiano: «Non sono qui per prendere soldi ma per partecipare a questo meraviglioso evento e perché amo questa città dove sono stato tante volte, ma mai per più di dieci giorni».
IL GENERALE E non può non parlare di Massimo, personaggio iconico ancora oggi: «Il mio preferito? Forse ce ne sarebbero altri, ma non vorrei essere infedele a Massimo proprio ora – ride – uomo d’azione, ma anche emotivamente completo. Ha rappresentato 5 mesi della mia vita, i più importanti, che ho condiviso con Ridley Scott, con cui ho lavorato come in trincea. Ridley l’ha reso magico». Merito delle musiche, ovviamente, come hanno ricordato ieri il direttore d’orchestra Justin Freer e la cantante Lisa Gerrard: «Ascoltarla dal vivo è un’esperienza emotiva unica – dice Crowe- il suo canto invade e abita il vostro corpo». Colosseo, Circo Massimo, l’attenzione è puntata sui grandi monumenti di Roma, tema cui lo stesso Crowe è molto sensibile (non foss’altro che nel 2012 salvò dal reinterramento la Tomba del Gladiatore scoperta a via Vitorchiano). E se gli si chiede cosa si aspetta dalle istituzioni romane, lui dice: «Credo che sia speciale il fatto che l’amministrazione abbia dato il permesso di fare questo evento, e suppongo che non sia stata proprio una passeggiata ottenerlo. È una combinazione di cinema e musica mai realizzata prima al Colosseo e sono davvero contento che tutte le amministrazioni abbiano detto sì». Pensare che all’epoca delle riprese, il Colosseo non venne autorizzato. Pace fatta, allora, oggi? «Direi proprio di sì. All’epoca il Colosseo venne ricostruito a Malta – dice – ma solo per metà. Così dovevamo spesso duplicare le scene, girare dalla porta Nord e poi dalla porta Sud per dare l’idea che fosse intero». Russell Crowe si presta anche alle domande più intime: e racconta del suo divorzio da Danielle Spencer: «È accaduto esattamente il 9 aprile alle 12.30, per dire che non ricordo i dettagli. Ci sono voluti ben cinque anni».
VENDITA ALL’ASTA E la storia della vendita all’asta delle armature usate nel Gladiatore per pagare le spese di separazione? «Ho venduto qualche spada ma ho ancora tutte le armature – sorride – In realtà ho ceduto solo quella che indossa Massimo quando muore. Ma va bene così, l’ha comprata Ed Sheeran, non solo mio grande amico ma anche gran compagno di bevute». La musica è la sua passione attuale d’altronde: a dicembre l’album Revival con il suo gruppo 30 Odd Foot Of Grunts: «Siamo in 5, ognuno vive in una parte del mondo, è un pizzico impegnativo per le prove, ma sono contento del risultato, al primo posto in Gran Bretagna». Lui suona la chitarra e scrive i testi. Cosa ama fare nel tempo libero? «Stare con i miei figli, e fare musica insieme». Il suo slogan? «Sono al servizio di Roma».

FONTE    IL MESSAGGERO – L. LARCAN