Il rischio di una bolla per i diritti tv del calcio. Il metodo Mediapro che spaventa la serie A

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 – Ha fatto molto scalpore, nei giorni scorsi l’ufficializzazione dell’acquisto da parte della società spagnola Mediapro dei diritti tv per il mercato domestico del campionato francese alla cifra record di 1153 milioni di euro l’anno per 4 anni. Molti, numeri alla mano, hanno celebrato la notizia come lo storico “sorpasso sulla Serie A da parte della Ligue1”: il campionato italiano nel triennio 2015-2018 era stato venduto a Sky e Mediaset per un totale di 945 milioni di euro a stagione, mentre per il prossimo triennio – le trattative sono in corso – pare non si riesca ad andare oltre i 970, diritti di archivio inclusi.

I francesi dunque avrebbero saputo ricavare dal loro campionato – storicamente il meno attraente fra i primi 5 del continente – 200 milioni in più degli italiani.Ma le cose non stanno così.  La prima cosa che va detta è che si tratta di due contratti di natura del tutto diversa. I 945 “milioni italiani” dello scorso triennio (esattamente come i 970 milioni del prossimo, sono soldi veri, garantiti dai broadcaster attraverso costose fideiussioni bancarie che coprono l’intera cifra e immediatamente scontabili in banca. Con quei soldi i club possono dunque pagare da subito gli stipendi ai calciatori, le fatture dei fornitori, le commesse di calciomercato.

Insomma, cash: in cambio del quale i broadcaster (nel caso Mediaset e Sky) ottengono il diritto di trasmettere ai propri abbonati le partite e di ricavarne quanto più riescono.
Il contratto francese prevede tutt’altro: senza versare garanzie, gli spagnoli di Mediapro si sono impegnati a costruire nei prossimi due anni un canale tematico a fronte del quale, pagheranno 1153 milioni.
Solo una volta realizzata la struttura e avviata la commercializzazione. Cioè nel 2020. Fino ad allora, alla Ligue1 e dunque alle squadre francesi non arriverà un solo euro.

La struttura patrimoniale di Mediapro resta molto gracile: il patrimonio della controllante Immagina non supera i 400 milioni di euro in totale. Poco per un’azienda che si è impegnata a pagare oltre 7 miliardi l’anno per i prossimi “cicli televisivi” in giro per l’Europa, tra Italia, Francia e Spagna.

Per ridurre il “rischio calcio”, la galassia Mediapro ha diversificato in altri business: sta costruendo un parco a tema dedicato a Leo Messi a Nanchino, produce film (tra cui tre di Woody Allen), ha finanziato, in omaggio alle vecchie simpatie politiche di Jaume Roures, il documentario di Oliver Stone su Fidel Castro.

Non solo: in Spagna controlla un giornale (Publico), una tv (Sexta) e con beIN, partner storico, il canale sportivo Gol.
Un gigante che, quando il “boom” dei diritti del calcio arriverà al capolinea, rischia di scoprirsi con i piedi di argilla.

FONTE     LA REPUBBLICA